Il numero evidenzia un aumento del 10,6% rispetto al 2022: gli italiani fanno insomma sempre più fatica a potersi permettere le cure mediche, anche le più basilari. È quanto emerge dall’11mo Rapporto “Donare per curare – Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci”, presentato da Banco Farmaceutico e Aifa.
Dallo studio emerge anche quanto la spesa farmaceutica delle famiglie sia aumentata e, di contro, come la quota a carico del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) sia invece diminuita. Nel 2022 (ultimi dati disponibili), la spesa farmaceutica totale è pari a 22,46 miliardi di euro, 2,3 miliardi in più (+6,5%) rispetto al 2021 (quando la spesa era di 20,09 miliardi). Tuttavia, solo 12,5 miliardi di euro (il 55,9%) sono a carico del Ssn (erano 11,87 nel 2021, pari al 56,3%).
Restano, insomma, 9,9 miliardi (44,1%) pagati dalle famiglie (erano 9,21nel 2021, pari al 43,7%) che, rispetto all’anno precedente, hanno pagato di tasca propria 704 milioni di euro in più (+7,6%).
In sei anni (2017-2022), la spesa farmaceutica a carico delle famiglie è cresciuta di 1,84 miliardi di euro (+22,8%). A sostenere l’aumento sono tutte le famiglie, anche quelle povere, che devono pagare interamente il costo dei farmaci da banco a cui si aggiunge (salvo esenzioni) il costo dei ticket.
“Quest’anno – ha dichiarato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico Ets – ci preme sottolineare che tante persone in condizioni di povertà non riescono ad accedere alle cure non solo perché non hanno risorse economiche, ma anche perché, spesso, non hanno neppure il medico di base, non conoscono i propri diritti in materia di salute, o non hanno una rete di relazioni e di amicizie che li aiuti a districarsi tra l’offerta dei servizi sanitari”. A compromettere lo stato di salute di chi è economicamente vulnerabile, contribuisce la rinuncia a effettuare visite specialistiche, che è cinque volte superiore al resto della popolazione.
La povertà chiama, di conseguenza, anche la povertà di salute in un circolo vizioso che non conosce soluzione di continuità: la percentuale di chi è in cattive o pessime condizioni di salute è più alta tra chi si trova in condizioni economiche precarie rispetto al resto della popolazione (6,2% rispetto al 4,3% nel 2021).
La qualità della vita legata a gravi problemi di salute, inoltre, è peggiore per chi ha meno risorse rispetto a chi ha un reddito medio-alto (25,2% rispetto al 21,7%). Le risorse economiche non preservano, di per sé, da gravi patologie (specie all’aumentare dell’età), ma consentono di fronteggiarne meglio le conseguenze.
Spesa sanitaria – immagine generica
Qui entra in gioco il Terzo settore senza il quale – e, in particolare, senza le migliaia di istituzioni non profit, di volontari e di lavoratori che si prendono cura dei malati – “non solo l’Ssn sarebbe meno sostenibile, mail nostro Paese sarebbe umanamente e spiritualmente più povero”, ha aggiunto Daniotti.
Il rapporto in proposito ricorda chele non profit attive prevalentemente nei servizi sanitari sono12.578 (e occupano 103 mila persone). Di queste, 5.587 finanziano le proprie attività per lo più da fonti pubbliche. Tenendo conto di questo solo sottoinsieme, il non profit rappresenta almeno 1/5 del totale delle strutture sanitarie italiane (oltre 27.000), generando un valore pari a 4,7 miliardi di euro.
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