(di Maria Giovanna Fossati)
I caseifici sardi salutano
positivamente il progetto di ricerca che porterà all’interno del
settore lattiero-caseario le tecnologie 4.0. Il progetto si
propone di digitalizzare le aziende di trasformazione del latte
della filiera del pecorino romano – 36 caseifici in Sardegna
più 10 nella penisola – e consentirà di massimizzare la
produttività e ridurre i costi d’impresa.
Il progetto coinvolge il Dipartimento di Ingegneria meccanica
e chimica dell’Università di Cagliari, il Consorzio di tutela
del pecorino romano Dop, Confindustria Sardegna centrale e
Coldiretti Nuoro-Ogliastra. “Le imprese che aderiranno al
progetto riceveranno una valutazione gratuita del proprio
livello di maturità digitale grazie a uno studio condotto dal
Politecnico di Milano – ha detto Pierfrancesco Orrù
dell’Università di Cagliari – I dati raccolti verranno dati in
pasto a un algoritmo che analizzerà le criticità e suggerirà
interventi di miglioramento. Si tratta di un passaggio epocale
che porterà benefici sia sulla qualità del prodotto che sul
risparmio dei costi”. Il risultato di una prima visita
all’interno delle aziende è che in Sardegna si trovano caseifici
in salute con capacità di penetrare nei mercati esteri, ma ci
sono diverse criticità: la disponibilità di materia prima,
ovvero del latte, che decresce di anno in anno per la mancanza
di attrazione del lavoro in campagna delle giovani generazioni.
E c’è anche carenza di figure specialistiche.
“Per agevolare le aziende l’università di Cagliari istituirà
nuovi corsi per tecnici specializzati in impiantistica, ma anche
dei corsi di laurea professionalizzanti in nel settore
energetico- digitale – ha proseguito Orrù – e ancora una laurea
magistrale in bio-medica e un corso di laurea in ingegneria e
gestionale”.
“Il fatturato al consumo della filiera del pecorino romano
Dop è di 600 milioni all’anno, circa il 40% del Pil regionale,
con 11mila e 500 aziende produttrici in tutta la filiera – ha
spiegato Gianni Maoddi presidente Consorzio pecorino romano – Il
prezzo del latte che nel 2019 era 60 centesimi al litro è
cresciuto e oggi si aggira tra 1,50 e 2 euro/litro. Si tratta di
un settore importantissimo e se l’azienda non digitalizza non
risponde ai requisiti. Bisogna inoltre superare la carenza di
manodopera”. “Da noi si produce il 60% del latte ovino in Italia
– ha detto Lorenzo Sanna Vice presidente di Confindustria – ma
la produzione nelle nostre aziende sta decrescendo mentre in
Spagna nell’ultimo anno hanno prodotto il 20% del latte in più
dell’anno precedente”.
“Con la digitalizzazione la coop di Dorgali ha migliorato la
resa, la qualità del prodotto con un risparmio dei costi del 20%
– ha detto il presidente di Coldiretti Nuoro-Ogliastra Leonardo
Salis , ma io stesso ho dovuto vendere 200 capi ovini perché non
si trova manodopera, per questo dobbiamo pensare a nuove forme
di contratti con ferie e turnazioni che rendano appetibile il
lavoro. Un’altra criticità da affrontare è infrastrutturale:
bisogna riqualificare le strade, portare l’elettrificazione e
l’acqua nelle nostre campagna, altrimenti se ne vanno via
tutti”.
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