I sindacati temono che la fermata possa protrarsi oltre i 7-10 giorni indicati dall’azienda, così come accaduto per l’Altoforno 1, fermo da agosto scorso.
>>>ANSA/Ancora una fumata nera su ex Ilva,’rinvio inaccettabile’ Assemblea AdI resta aperta. Sindacati: intervenga il governo
(di Valentina Accardo)
Ancora una fumata nera arriva dalla nuova assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia, che resta aperta e si dovrebbe aggiornare prima di Natale. Un ulteriore rinvio “inaccettabile” per i sindacati che invocano l’intervento del governo, per trovare un nuovo socio o prendere il controllo dell’azienda. Il futuro dell’ex Ilva di Taranto e’ appeso a un filo, visto che ancora non si trova un accordo tra il socio privato Arcelor Mittal (62%) e il socio pubblico Invitalia (38%), per trovare le risorse che consentano allo stabilimento di andare avanti per la gestione ordinaria. Arcelor Mittal avrebbe presentato una memoria scritta, ma l’azienda interpellata sull’assemblea non rilascia commenti.
La giornata era anche quella dello sciopero di 48 ore dei lavoratori dell’area Altoforni contro lo stop dell’impianto Afo2. Mentre l’azienda confermava che “tutti i 70 lavoratori previsti nei primi due turni hanno regolarmente prestato servizio”, le Rsu ricevevano una lettera da parte proprio di Acciaierie d’Italia in cui si spiega che le condizioni attuali “non possono consentire, per ragioni di sicurezza, il differimento della sospensione della produzione di ghisa dell’Altoforno 2”. La sospensione dell’impianto già decisa da Acciaierie d’Italia, comporta l’utilizzo del solo Altoforno 4, essendo già fermi l’Afo5 e l’Afo1.
Non si fermano dunque le tensioni e il tempo stringe. Tra ‘chi paga quanto’, le dimissioni congelate del presidente Franco Bernabè, continua il braccio di ferro sulle risorse necessarie per il futuro dello stabilimento, ma è chiaro che allungando i tempi con continui rinvii, non si capisce se a fronte della disponibilità del socio pubblico di fare la sua parte, anche il socio privato sia disponibile a fare la sua. Intanto servono 320 milioni di euro per sostenere la produzione e la gestione corrente, come ad esempio risolvere la questione della fornitura di gas per cui Bernabè stesso aveva detto che servivano subito 100 milioni di acconto. E questa partita va risolta il prima possibile. Poi c’e’ il piano di decarbonizzazione da circa 5 miliardi.
I sindacati sono sul piede di guerra. La situazione è “tragica” dice Rocco Palombella, segretario generale Uilm, il governo è “sotto ricatto del socio di maggioranza” ed è “inaccettabile concedere ulteriore tempo a chi continua a tenere sotto scacco gli stabilimenti, bloccando la produzione e sbeffeggiando i lavoratori e le organizzazioni sindacali”. Dal governo, aggiunge “ci aspettiamo scelte radicali e definitive, si è perso già troppo tempo. Ci aspettiamo una convocazione urgente da parte di Palazzo Chigi, altrimenti ci autoconvocheremo”.
L’ora della verità non è arrivata e “l’ennesimo rinvio” è “inaccettabile. E’ chiaro – dice Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil – ormai l’intento di Arcelor Mittal di minare l’ex Ilva non dando avvio alla ricapitalizzazione ed impedendo gli investimenti necessari per garantire il presente ed il futuro del gruppo siderurgico”.
I sindacati chiedono al governo di intervenire. “Il governo non si faccia più tenere in ostaggio da Arcelor Mittal e – continua Fiom – nelle prossime ore intervenga per prendere il controllo e la gestione dell’azienda”. Secondo l’Usb di Taranto “solo l’acquisizione di Acciaierie d’Italia da parte dello Stato permetterebbe da un lato di garantire la continuità degli stabilimenti siderurgici dell’ex Ilva”, e ArcelorMittal “non ha alcuna intenzione di investire in Italia. Al contrario sta portando a esaurimento e a chiusura gli stabilimenti a partire da quello tarantino. Infatti Acciaierie d’Italia, azienda a partecipazione statale, si rende responsabile di comportamenti che portano al fallimento un’altra azienda controllata dallo Stato”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA