(di Mario Zaccaria)
Il nuovo Mazzarri è più maturo e
consapevole del suo ruolo e soprattutto non protesta più per gli
arbitraggi. “Il Mazzarri che lo faceva – dice il tecnico – è
andato in pensione”. Niente spazio alle polemiche, dunque, e
massima concentrazione per capire se i mali della squadra
dipendano da una componente psicologica, oltre che da quella
fisica. E’ così che Walter Mazzarri vive la vigilia della sfida
alla Juventus nell’anticipo all’Allianz Stadium di Torino.
Con l’Inter, nonostante la chiara sconfitta e i tre gol di
scarto, si sono visti progressi, soprattutto nel primo tempo
giocato alla pari e anzi meglio dell’attuale capolista del
campionato. Ma non basta, bisogna migliorare ancora in tante
cose.
“Il Napoli – dice Mazzarri – ha vinto lo scudetto l’anno
scorso, la Juventus è tra i club più importanti del campionato
italiano. Quella di domani è una partita importantissima.
Bisogna far bene e inoltre mi servirà per capire se certi
progressi li abbiamo fatti”. “Domani – aggiunge il tecnico – si
deve essere più compatti, fare meno errori sotto porta e non
prendere le ripartenze che abbiamo preso spesso, anche da quando
ci sono io in panchina. E poi bisogna essere concreti sotto
porta, senza dimenticare che per svoltare nella vita e nel
calcio ci vuole anche un pizzico di fortuna perché basta un
episodio e la scena cambia”.
La disamina dell’allenatore è chiara, come è giustificata la
sua richiesta di tempo per dargli modo di capire fino in fondo i
mali della squadra. “Essere campioni d’Italia – osserva – e
perdere partite in casa può dipendere anche da un aspetto
psicologico e non solo fisico. Per questi cali, questi
sbandamenti c’è anche un fattore morale, di testa, non solo un
problema fisico. Mi dovete dare il tempo di capire meglio questi
fattori e soprattutto devo avere più tempo di allenare questa
squadra”.
Mazzarri proprio perché non ha ancora le idee chiare fino in
fondo non sa dire se chiederà a De Laurentiis di intervenire sul
mercato di gennaio. “Se il presidente, la società – spiega – mi
ascolterà quando arriveremo alla fine di questo mese, dopo aver
giocato con Juventus, Braga e Cagliari e avrò il polso della
situazione e mi verrà chiesto ciò che ritengo più giusto fare,
dirò ciò che penso”.
“Al primo errore – dice ancora il tecnico – subiamo subito
gol, è la prima cosa in cui cercherò di intervenire. Non
dobbiamo concedere ripartenze. Lo abbiamo visto anche nella
gestione precedente. Serve equilibrio, non si devono prendere
gol. Questo è il mio compito. Pensiamo una partita alla volta.
E’ inutile fare tanti discorsi se non vinciamo le partite e se
non prendiamo gol. Dobbiamo essere più concreti”.
Una mano per la ripartenza a Mazzarri la possono sicuramente
dare le stelle del suo Napoli, come Kvaratskhelia e Osimhen
(“prezioso anche non al top”). Il georgiano, da quando Mazzarri
è in panchina, si sposta più spesso al centro per eludere i
raddoppi di marcatura. “Una squadra che vince lo scudetto -
ammette il tecnico – ha degli attori principali che vengono
riconosciuti così e le altre squadre e gli allenatori ci mettono
più attenzione nella marcatura. Perciò con Kvara provo a fare
qualcosa per non tenerlo sempre sotto la pressione asfissiante
degli avversari e una delle soluzioni è che ogni tanto si sposti
al centro”. Fino a ora è mancato l’apporto di Lindstrom. “Solo
due giorni fa – conclude Mazzarri – sono riuscito a guardare dei
filmati di quando giocava in Germania. Bisogna capire dove è più
idoneo per rendere. Non l’ho ancora capito ma ha delle belle
qualità e devo scoprire dove può rendere di più”.
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