Il negoziato non è finito: anche il braccio preventivo, con l’analisi della sostenibilità del debito, che sarà la base dei piani pluriennali disegnati per gli Stati, assorbe molte energie. La semplificazione del quadro sta essenzialmente nel fatto che occorrerà osservare un percorso di spesa netta, il cui rispetto sarà monitorato tramite un conto di controllo, che prevede determinate soglie. Vengono però introdotte salvaguardie orizzontali, sia sulla riduzione del debito che sul deficit, volute dalla Germania, che l’Italia ha accettato, perché “non si lamenta”, rispetto al dovere di garantire “sostenibilità fiscale”, ha sottolineato Giorgetti. Serve ancora del lavoro tecnico, spiega una fonte diplomatica europea: si procede “passo passo”. Non sembra che sia necessario un dibattito approfondito nel Consiglio Europeo della prossima settimana, fatta eccezione, probabilmente, per l’auspicio che i ministri concludano l’accordo: il ministro Giorgetti ha risposto che ai ministri delle Finanze spetta trovare le “risorse” necessarie ad inverare le priorità politiche individuate dai leader. “Ribadisco che, se giovedì prossimo i governi continueranno a mantenere alti gli standard delle ambizioni europee, le regole fiscali europee devono essere adeguate a questi standard di ambizione”, ha rimarcato.
Il quadro che si sta negoziando appare tutt’altro che semplice, ma è frutto di un compromesso a 27. Che poi questo nuovo quadro regolatorio sia quello che serve all’Unione per arrivare davvero a giocare il ruolo geopolitico cui a parole aspira, è da vedere. E’ assodato che il ‘vecchio’ patto di stabilità ha accompagnato l’accumulo di un enorme ritardo nei confronti degli Usa, e anche della Cina. Come notava lo European Council on Foreign Relations, nel 2008, anno del fallimento di Lehman Brothers, l’economia dell’Ue, che ha molti più abitanti del colosso d’Oltreatlantico, era solo leggermente più grande di quella americana: 16,2 trilioni di dollari, contro 14,7 trilioni di dollari. Nel 2022, l’economia statunitense era cresciuta fino a raggiungere i 25mila miliardi di dollari, mentre l’Ue e il Regno Unito insieme avevano raggiunto solo i 19.800 miliardi di dollari. L’economia americana è ora quasi un terzo più grande ed è oltre del 50% più grande dell’Ue, senza il Regno Unito. Il ‘vecchio’ patto di stabilità ha provocato una cronica carenza di investimenti pubblici. ll tempo dirà se il patto di stabilità che i ministri troveranno sotto l’albero a Bruxelles, posto che un accordo venga davvero raggiunto, è un vero regalo di Natale per l’Europa o un ‘riciclone’, una riedizione del vecchio patto con un po’ di maquillage. Sperando che non sia un semplice pacco.
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