“Non sto seguendo direttamente la trattativa in Europa sulla riforma del Patto di Stabilità, ma la posizione di Forza Italia è quella già espressa da Antonio Tajani, cioè il Mes può essere approvato se utile ad ottenere la deroga al Patto di Stabilità come l’Italia vuole. Previo un ulteriore passaggio del Parlamento in caso di reale utilizzo”. Così Paolo Barelli, capogruppo di Fi ad Affari italiani. Ma Lega e Fratelli d’Italia sembrano volere un altro rinvio… “Io so che il ministro Giorgetti è molto attento alla tematica perché sa che la ratifica da parte del Parlamento può essere un contrappeso sulla trattativa per il Patto al fine di arrivare alla deroga e all’esclusione delle spese per il Pnrr e per gli aiuti all’Ucraina per la guerra e anche far slittare di altri due anni il parametro del 3% del rapporto deficit-Pil”. “Ricordo che se mai dovessimo utilizzare il Mes saremmo in default. Quindi cosa assolutamente improbabile. Il prossimo passaggio parlamentare non è un grande problema, è solo un fatto di principio e da capogruppo di Forza Italia dico che può essere utile per rasserenare gli altri Paesi europei e consentirci di ottenere una risposta positiva alle nostre richieste sulla riforma del Patto Ue. Ma deciderà il governo come e quando procedere”
Borghi (IV): ‘Sulla ratifica il gioco delle tre carte’
“L’Italia non ha ratificato fin qui il Mes per motivi solo ideologici. Questo ha indebolito la trattativa che si sta portando avanti sulla riforma del patto di stabilità. Il governo ragiona in una logica contrattuale, una sorta di scambio: ‘ti do il mes, tu mi dai la rimodulazione del Pnrr e il patto di stabilità’, in un gioco delle tre carte dal quale in realtà non usciamo bene. Il Mes è una assicurazione per il sistema bancario europeo, in cui siamo tutti dentro“. Lo dice a Skytg24 il senatore Enrico Borghi, capogruppo al Senato di Italia Viva. “Gli stessi pregiudizi delle forze sovraniste e populiste – ha aggiunto Borghi – ci hanno impedito di chiedere a suo tempo il Mes sanitario. Con una disposizione di 37 miliardi di euro, priva di condizionalità, avremmo potuto ammodernare il nostro sistema sanitario, a cominciare dall’edilizia. Le drammatiche immagini di Tivoli ci ricordano che il 60% degli edifici ospedalieri ha più di 70 anni”.
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