La commedia romantica, diretta da John Madden, è ambientata nella Londra elisabettiana alla fine del XVI secolo. Un giovane Shakespeare (interpretato da Joseph Fiennes) soffre di un blocco di ispirazione che risolve trovando la sua musa in Viola, una ragazza molto romantica che sogna di poter fare teatro, nonostante a quell’epoca il mestiere di attrice fosse interdetto. La loro storia d’amore ispira al drammaturgo inglese “Romeo e Giulietta”, in parte specchio veritiero della loro vicenda sentimentale anche nel triste finale perché Viola sposa, secondo le regole di allora, un partito (Colin Firth nei panni di Lord Wessex) imposto dai genitori e i due amanti si devono lasciare.
Nel cast c’è anche Ben Affleck, nel ruolo dell’attore teatrale Edward Alleyn. Inizialmente il ruolo di Viola era stato dato a Julia Roberts, ma la stella di Hollywood abbandonò il progetto per mancanza di alchimia con il cast, come avrebbe rivelato anni dopo il produttore Edward Zwick. Quell’alchimia che invece si sprigionò con Gwyneth Paltrow, all’epoca comunque un astro nascente con alle spalle successi come “Seven” e “Sliding Doors”. Però sicuramente a cambiarle la vita fu proprio “Shakespeare In Love” che, come avrebbe raccontato lei a “Variety” anni dopo, fu la sua vera “sliding door”: “Non ci fu più un ritorno alla normalità”.
La pellicola tuttavia non fu priva di controversie, in particolare per le vittorie alla 71esima edizione degli Oscar. Sconfisse, infatti, il grande favorito, “Salvate il Soldato Ryan” di Steven Spielberg. Fu la prima commedia a vincere la statuetta dai tempi di “Io e Annie” (1977) di Woody Allen. L’Academy fu anche criticata per aver assegnato il riconoscimento come miglior attrice protagonista a Gwyneth Paltrow invece che a Cate Blanchett per Elizabeth. Secondo alcune illazioni dietro la scelta ci fu lo zampino di Harvey Weinstein, tra i produttori del film con la sua Miramax, che usò tutti i suoi mezzi sia per screditare la pellicola di Spielberg sia per ingraziarsi i votanti con metodi al limite del lecito. Anni dopo, allo scoppio dello scandalo MeToo, fu proprio Gwyneth Paltrow a essere decisiva nelle accuse a Weinstein.
Nel 2015 “Hollywood Reporter”, citando centinaia di interviste a membri dell’Academy, l’ente che assegna gli Oscar, scrisse che, tra “Shakespeare in Love” e “Salvate il Soldato Ryan” come miglior film, la maggior parte di loro avrebbe preferito quest’ultimo.
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