Con 1,2 miliardi di euro, in
termini nominali, il valore delle esportazioni trentine nel
terzo trimestre dell’anno risulta in diminuzione (meno 2,8%)
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. :Lo segnala
la Camera di commercio di Trento sulla base dei dati Istat del
terzo trimestre 2023.
“La variazione – sottolinea una nota – è sostanzialmente in
linea con quella del Nord Est (meno 2,5%) e di poco inferiore
rispetto a quella registrata dalle esportazioni nazionali
complessive (meno 4,6%). Con riferimento ai settori produttivi,
le vendite trentine all’estero sono costituite principalmente da
prodotti dell’attività manifatturiera (più del 95% del valore
complessivo)”.
Analogamente al trimestre precedente, le importazioni
registrano un calo del 13,7%, con diminuzioni particolarmente
rilevanti delle merci provenienti dalla Cina (meno 58 milioni),
dalla Germania (meno 29 milioni) e dall’Austria (meno 9
milioni).
Per quanto riguarda le destinazioni, l’Unione europea (27
Paesi) si conferma essere il principale mercato di riferimento
sia per le esportazioni, avendo assorbito il 58,8% del totale,
sia per le importazioni, considerando che da essa proviene
l’82,3% delle importazioni trentine.
Considerando il valore dell’export, da diversi anni la
graduatoria dei principali Paesi colloca al primo posto la
Germania, mercato verso cui nel periodo luglio-settembre 2023 si
sono dirette merci trentine per un valore complessivo di 203
milioni di euro, pari al 16,6% delle vendite effettuate sui
mercati internazionali; seguono gli Stati Uniti con circa 133
milioni di euro (pari al 10,9% delle esportazioni complessive),
la Francia con 115 milioni di euro (pari al 9,4 %) e il Regno
Unito con 98 milioni di euro (pari all’8%).
“Inutile nascondere la preoccupazione sollevata dai dati
diffusi oggi dall’Istat – commenta Giovanni Bort, presidente
della Camera di commercio di Trento -. Nel terzo trimestre di
quest’anno, la conferma di una consistente contrazione delle
importazioni trentine viene aggravata dal calo delle
esportazioni. Entrambi sono segnali inequivocabili che la nostra
economia, come già evidenziato dalla recente indagine sulla
congiuntura, sta attraversando una fase di marcato
rallentamento”.
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