In prima istanza la premier si è focalizzata sul conflitto in Medioriente e sugli effetti che sta provocando in Europa. ”L’antisemitismo è un cancro che si deve sconfiggere”, ha detto Meloni. E’ un problema reale, che sta crescendo in tutta Europa e in Occidente, spesso mascherato da critica verso Israele. Le tante manifestazioni convocate come manifestazioni a favore della Palestina e poi risoltesi in cortei che inneggiavano ad Hamas ne sono una spia molto preoccupante, perchè sono due cose molto diverse”, ha proseguito.
“Questo antisemitismo cresce soprattutto nelle comunità islamiche, ma – ha aggiunto la premier – si sta facendo largo anche al di fuori di questi contesti, come dimostrano le denunce fatte da diversi analisti, è un fenomeno che deve preoccuparci”.
Sul conflitto in corso nel Medioriente Giorgia Meloni ha detto ancora: “Penso che non si possa trattarlo se non si riparte dall’orrore di Hamas, dalla ferocia disumana che non ha risparmiato donne e bambini e che racconta la disumanizzazione dell’altro e io penso che debba essere condannata senza ambiguità perchè se ci abituiamo all’orrore, abbiamo un problema serio”.
L’intervento della premier si è poi spostato sulla situazione economica italiana e sul patto di stabilità.
“È una trattativa molto serrata in Europa, la nostra posizione è molto chiara. Non so come riusciremo ad arrivare ad una sintesi. L’Italia ha dimostrato serietà nelle materie di bilancio, ma la questione che poniamo va nell’interesse dei paesi europei. Bisogna capire se l’Europa vuole avere una strategia in materia economica. L’Unione ha spinto i paesi a fare ingenti investimenti sul digitale, sul green. L’Italia quindi chiede che questi investimenti, incentivati dall’Unione Europea, su alcune materie considerate strategiche, vengano riconosciuti nelle regole della governance. Non si può chiedere di investire in alcune priorità e poi fingere che non sia utile o arrivare a regole di governance che puniscono i paesi che investono. Non possiamo dire di sì ad un patto di stabilità che non potremmo rispettare. Ma vedo degli spiragli per una soluzione condivisa”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio.
Sul Mes “vedo un dibattito molto italiano e anche molto ideologico. Testimonia la strumentalità di certe posizioni”, ha aggiunto. “Un governo serio tiene conto del contesto e in quel contesto fa calare gli strumenti, perché parliamo di strumenti e non di totem ideologici. Quando saprò qual è il contesto in cui mi muovo saprò anche cosa bisogna fare del Mes”.
Il riferimento poi è per la segretaria del Pd Schlein: “Certe dichiarazioni mi fanno sorridere, come quella della segretaria del Pd Schlein che afferma: ”Non possiamo tenere ferma tutta Europa’. Forse non sa che il Mes esiste, chi lo vuole attivare lo può tranquillamente attivare. Forse bisogna interrogarsi sul perché, in un momento in cui tutti facciamo i salti mortali per reperire risorse, nessuno vuole attivarlo: questo sarebbe il dibattito da aprire”, ha detto.
“Siete stati al Governo quattro anni perché non lo avete ratificato in 4 anni”, ha aggiunto.
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