A finire in manette anche il compagno e altre due donne, mentre una dottoressa è stata interdetta dalla professione medica per un anno. Le accuse per i cinque indagati vanno, a vario titolo, da omicidio con dolo eventuale, circonvenzione d’incapace, esercizio abusivo della professione medica, falso ideologico e materiale, aggravati dall’aver commesso il fatto per conseguire un profitto.
Le indagini sono state avviate dal commissariato di Anzio, in seguito alla segnalazione di alcuni conoscenti di un anziano, ospite della struttura apparentemente destinata ad accudire gli anziani ma che – secondo gli inquirenti – era in realtà una residenza sanitaria assistenziale non autorizzata, in cui venivano somministrati farmaci anche per via endovenosa.
Gli investigatori hanno ricostruito che gli anziani, con gravi patologie psico-fisiche, sarebbero stati convinti a effettuare disposizioni patrimoniali a loro vantaggio, con la sottoscrizione di carte prepagate su cui facevano confluire le rate delle pensioni.
In un caso sarebbe stata falsamente certificata dal medico la capacità d’intendere di un ultraottantenne, affetto dal morbo di Parkinson avanzato e da demenza senile, per consentire che quest’ultimo firmasse una procura speciale per la gestione dei propri beni tra cui un immobile di pregio ad Anzio. L’anziano si sarebbe poi aggravato ma – secondo gli inquirenti – sarebbe stato “omesso di richiedere il ricovero” e l’uomo è poi deceduto.
In un altro caso una anziana, che era stata dimessa dopo un intervento chirurgico, sarebbe stata di fatto abbandonata a se stessa. Non le sarebbero stati dati i farmaci previsti dalla terapia né sostituite le medicazioni.
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