“Occorre in particolare che il sostegno alla vendita di modelli a basso impatto ambientale venga gestito ‘su misura’ in base alle esigenze e alle disponibilità delle diverse categorie di utenti. Un conto sono gli incentivi sulle basse emissioni un conto quelli per sostituire il parco circolante troppo anziano (euro 1,2,3, 4). Questo perché è decisivo eliminare dalle strade le vetture dall’Euro 0 a Euro 4 con incentivi alla rottamazione”.
Crisci è stato preciso non solo nel dettagliare gli interventi che sarebbero auspicabili per rinnovare il parco circolante (obsoleto) del nostro Paese ma anche per far ripartire il settore con l’incentivazione delle emissioni nelle fasce 0-20, 21-60 g/km con un potenziale di circa 300mila auto nel 2024 come conseguenza dei correttivi proposti da Unrae.
In particolare si potrebbero utilizzare il prossimo anno gli oltre 600 milioni di euro non utilizzati nel 2022 e nel 2023 dedicati alle prime due fasce di emissioni di CO2, cioè 0-20 g/km e 21-60 g/km. Nel farlo – ha ribadito il presidente dell’Unrae – bisognerebbe però includere tra i beneficiari tutte le persone giuridiche e non solo all’autonoleggio. Questo per allineare il provvedimento al bonus per le persone fisiche ora al 50%.
Altra modifica che l’Unione Rappresentanti Autoveicoli Esteri ritiene indispensabile l’eliminazione o quantomeno l’innalzamento del price cap per le auto 100% elettriche e quelle ibride plug-in. Questo assieme all’aumento dei contributi unitari per queste due categorie di autovetture.
Crisci ha anche chiesto che nel pacchetto degli incentivi auto siano inseriti un prolungamento dei termini per il completamento delle prenotazioni per l’ecobonus, passando da 180 a 270 giorni (questo a causa del tempi lunghi nelle consegne di alcuni modelli) e il prolungamento dell’orizzonte temporale degli incentivi stessi almeno al 2025. E per non ridurre l’efficacia di questi provvedimenti, sarebbe utile anche prevedere a fine anno il riporto automatico all’esercizio successivo dei fondi non utilizzati.
Sul fronte delle auto aziendali in uso promiscuo occorre invece che la detraibiità dell’Iva venga modulata in base alle emissioni nelle tre fasce 100% – 80%- 50% rispettivamente per 0-20, 21-60 e 61-135 g/km di CO2. Allo stesso modo dovrebbe essere aumentata la quota di deducibilità del costo sostenuto nelle tre fasce 40% – 30% – 20% (oggi unica al 25%). Altri due provvedimenti auspicati all’Unrae sono l’innalzamento del tetto di deducibilità da 18 a 25mila euro e la riduzione del periodo di ammortamento da 4 a 3 anni.
Se questa proposta venisse accettata e trasformata in provvedimento – ha ribadito Crisci – si potrebbero incentivare 300mila vendite, cioè 6,5 volte il volume che ha beneficiato di questi bonus nel 2023, e senza avanzo di fondi. Il tutto aggiungendo a vantaggio dello Stato l’importo dell’Iva e delle altre imposte su queste immatricolazioni.
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