“Per me è sempre un piacere
tornare a L’Aquila e mi piace farlo attraverso il teatro, la mia
grande passione, il mio vero bisogno”. A margine del suo debutto
con ‘Dioggene’, spettacolo in co-produzione con il Teatro
Stabile d’Abruzzo ( (insieme a Stefano Francioni
Produzioni-Argot), l’attore Stefano Fresi ha condiviso con i
giornalisti al Ridotto del Teatro comunale, alcune emozioni nel
tornare a recitare nel capoluogo. L’ultima volta l’ultima volta,
nel 2021, aveva partecipato alla 727/a Perdonanza Celestiniana.
“‘Dioggene’ – ha spiegato – è diviso in 3 fasi, un unico
viaggio, così come è la vita, in cui parlo di tanti argomenti in
cui oggi ci si riconosce molto”.
Un monologo che ruota ruota intorno a un unico personaggio,
un attore famoso che si chiama Nemesio Rea.
Nel primo quadro, ‘Historia de oddi, bifolcho’ Nemesio
interpreta un proprio testo, scritto in autentico volgare
duecentesco. È la storia di un contadino toscano che ha
partecipato alla tremendissima battaglia di Montaperti in cui
Siena e Firenze si sono scontrate. Nel secondo quadro, ‘L’attore
e il buon Dio’, Nemesio si trova nel suo camerino, mentre si
veste, apprestandosi ad andare in scena. Ma non è dello
spettacolo che ci parla, bensì della appena avvenuta rottura
violenta con la moglie, tra pianti, grida e insulti. Nel terzo
quadro, ‘Er cane de via der fosso d’a Majana’, Nemesio vive
felice in un bidone dell’immondizia.
Ha lasciato tutto, la sua professione e la sua vecchia vita.
Ha deciso, come il filosofo greco Diogene, di rifiutare ogni
ambizione e possesso per essere libero di parlare del vero senso
della vita. Oggi doppia replica al Ridotto del Teatro.
“Sono legatissimo a questa città – ha detto ancora – ho
tantissimi amici e qui, a 9 anni, ho dato il mio esame di
solfeggio al Conservatorio Casella”. Fresi ha parlato anche dei
progetti futuri: “Riprenderemo in primavera con ‘I delitti del
Barlume’, per ora, oltre al teatro, è tempo di godersi la
famiglia e gli affetti: la vita è adesso”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA