E’ un percorso che mette insieme sviluppo, crescita occupazionale, ricerca e innovazione, impegno sociale, legame con il territorio e sfide su un mercato internazionale.
“L’investimento è significativo: tutto da soli, non abbiamo avuto contributi. Ci porta a più che raddoppiare la nostra capacità produttiva. Continuiamo a investire in Italia ed in un distretto che pochi conoscono, il secondo distretto del biomedicale al mondo, anche se penalizzato: non abbiamo l’alta velocità, non abbiamo collegamenti, aspetta una tangenziale di cui si parla da trent’anni”.
E’ una azienda che “investe in innovazione, investe in ricerca tecnologica. Abbiamo delle grandi partnership, multinazionali importanti, e in questo settore sviluppiamo anche ricerca per loro, riusciamo a farlo perché siamo una nicchia”.
La crescita è anche in posti di lavoro: “Quando io ho preso l’azienda nel 2015 aveva poco più di 40 persone. Oggi siamo 220 e con questo nuovo stabilimento a regime assumeremo altre 100 persone”.
Non manca l’emozione nella voce quando Bonomi, parlando dei prodotti dell’azienda, racconta: “Il progetto di cui più vado fiero? E’ un progetto che porta nulla, non come ricavi. E’ quello in cui io mi sento personalmente più coinvolto: lo stent esofageo sviluppato con l’ospedale Bambin Gesù di Roma, con il professor Dall’Oglio. E’ per pochissimi casi, dieci o dodici l’anno. Non c’è nessuna rilevanza di mercato. Restituisce la prospettiva di una vita normale, di recuperare pian piano la capacità di mangiare di nuovo in maniera autonoma, a bambini che altrimenti sarebbero condannati ad una alimentazione per endovena per tutta la vita. Ne sono venuti a conoscenza negli Stati Uniti e ce lo chiedono: è un prodotto che non ha ancora una certificazione internazionale ma ne hanno autorizzato l’importazione per uso compassionevole. Molte aziende non hanno voluto sviluppare questo prodotto”.
La storia di questa azienda è legata alla storia di successo del Distretto Biomedicale Mirandolese, primo in Italia, secondo nel mondo, una galassia di imprese in un raggio di 25 chilometri tra Mirandola e i comuni limitrofi, nell’area nord della provincia di Modena e con qualche presenza anche in provincia di Mantova.
“Nasce tutto da un farmacista, Mario Veronesi, era andato negli Stati Uniti ed ha importato una tecnologia per la dialisi, da lì è partito un distretto che è un’eccellenza pazzesca, un’esperienza che andrebbe studiata. Il biomedicale poi ha trascinato tutte le altre filiere necessarie, di supporto. È un’esperienza veramente incredibile”.
E c’è un legame forte con un territorio “che ha attraversato il terremoto, le alluvioni, è stato molto segnato da ferite profonde. E’ molto sentito lo spirito della “restituzione”: con laboratori, nelle scuole, facciamo tante iniziative, sosteniamo la scuola di musica. C’è molta attenzione a ‘restituire’.
Con il terremoto, la paura del distretto era: ora tutte le grandi multinazionali se ne vanno, anche per tutte queste difficoltà logistiche. Non solo sono rimaste, hanno ampliato gli stabilimenti, hanno investito perché in questo territorio c’è un valore pazzesco”.
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