Lo studio ha preso in esame 86 cultivar del fungo Psilocybe cubensis e 38 esemplari prelevati in natura in Australia. I dati raccolti dimostrano che la domesticazione ha causato una forte perdita di diversita’ genetica. Al contrario, una popolazione di funghi naturalizzata (cioe’ introdotta in un nuovo ambiente al quale si e’ adattata riproducendosi spontaneamente) ha mantenuto una maggiore varieta’ , incluse alcune varianti genetiche uniche che controllano la produzione del principio attivo psichedelico psilocibina.
“Cio’ che sorprende – afferma il ricercatore Alistair McTaggart – e’ l’estrema omozigosi di alcune cultivar di funghi magici. Alcune sono state quasi private di ogni diversita’ , tranne che nei geni che controllano la riproduzione sessuale. È difficile dire se cio’ sia avvenuto intenzionalmente, mediante consanguineita’ mirate per fissare particolari caratteristiche nell’ultimo mezzo secolo, o involontariamente, a causa della mancanza di diversita’ con cui fare gli incroci”.
I dati raccolti sulla compatibilita’ degli incroci e sulla diversita’ dei geni che controllano la produzione di psilocibina potranno aiutare a sviluppare nuovi funghi con una maggiore varieta’ di sostanze psicoattive. I ricercatori australiani hanno gia’ avviato una startup per tradurre i risultati dei loro studi nella selezione di nuove cultivar. “I funghi magici sono la fonte piu’ economica di psilocibina e potrebbero riempire una nicchia nello sviluppo di farmaci naturali”, spiega McTaggart. “C’e’ ancora molto da capire su come i funghi magici producono altri composti che potrebbero avere un impatto sull’esperienza della psilocibina, e questa sara’ un’entusiasmante area di ricerca da tenere d’occhio”.
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