La giuria popolare, formata da otto persone, ha raggiunto il verdetto di colpevolezza dopo circa otto ore di camera di consiglio. I legali delle due donne avevano chiesto un risarcimento totale di 47 milioni di dollari, quasi 24 a testa, ma la sentenza del giudice è stata molto più pesante: 73 milioni di dollari andranno per il danno morale e lo shock emotivo provocato alle vittime, a cui si aggiungono 75 milioni per il comportamento scorretto. Non ci sono, al momento, immagini di quale sia stata la reazione emotiva di Giuliani al momento della lettura della sentenza. Restano le parole pronunciate fuori dal tribunale: “Sono certo – ha dichiarato l’ex sindaco di New York – che un tribunale onesto annullerà la decisione”.
Il suo avvocato ha annunciato che farà ricorso in appello, ma la domanda che adesso si fanno tutti è una sola: l’ex procuratore di ferro ha i soldi per pagare il risarcimento? In realtà non lo sappiamo, non lo sa nessuno. Lo stesso Washington Post aveva provato a fare luce sul patrimonio di Giuliani ma non ha trovato notizie. L’ex avvocato di Trump ha sempre rifiutato di fornire informazioni, e anche la corte sarebbe all’oscuro dell’ammontare delle sue ricchezze. Lui ha sempre dichiarato di essere finito sul lastrico, anche per via di un costosissimo divorzio. L’appartamento a Manhattan, vicino a Central Park, del valore di 6,5 milioni di dollari, è stato messo in vendita in estate e il suo ex avvocato gli ha fatto causa, per il mancato pagamento di onorari per 1,3 milioni.
Trump gli ha fatto arrivare, nei mesi scorsi, 350 mila dollari attraverso un comitato politico affiliato al tycoon, e ha tenuto nel suo resort in New Jersey una cena con ingresso da 100 mila dollari per raccogliere fondi da destinare al vecchio amico. Ma l’evento non sembra essere andato molto bene. Nelle battute finali del processo uno degli avvocati delle due donne aveva ricordato ai giurati come Giuliani continuasse a fare comparsate in tv, e avesse un contratto come ospite fisso per il network di destra Newsmax. La scappatoia del dichiarare fallimento non sarebbe applicabile a questo caso. Secondo alcuni giuristi sentiti dai media americani, la diffamazione non rientra tra le voci coperte dalla bancarotta.
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