“Lo staff, composto da dieci persone tra cui chirurghi e farmacisti, tutti sudanesi, si sta dirigendo a Sud – informa la nota – La clinica era stata aperta lo scorso agosto per garantire visite pre-operatorie a pazienti cardiaci che necessitano di un intervento, visite di follow up e somministrazione della terapia anticoagulante ai pazienti già operati al Centro Salam di cardiochirurgia così da permettere la continuità delle cure salvavita a chi non poteva spostarsi e raggiungere la capitale a causa delle difficilissime condizioni di sicurezza. A Wad Madani Emergency ha tuttora anche un magazzino dove si trovano i rifornimenti indispensabili alle attività mediche e chirurgiche del Centro Salam, del quale al momento non si hanno notizie”.
“Evacuando lo staff abbiamo dovuto lasciare i pazienti a cui avevamo cercato di offrire continuità nelle cure dopo l’operazione al cuore, proprio per la difficoltà che avevano nel raggiungere il Centro Salam a Khartoum. Nel nostro magazzino lasciamo invece i rifornimenti necessari al mantenimento delle attività del Centro Salam, che per ora non potranno arrivare dove servono”, ha commentato Gina Portella, coordinatrice del Programma di Emergency in Sudan, da Khartum.
“A Wad Madani avevano trovato rifugio centinaia di migliaia di profughi in fuga da Khartoum, che ora stanno cercando di lasciare la città con ogni mezzo. Sono quasi 500 mila le persone fuggite verso lo stato di Gezira, 86.400 di queste si trovano a Wad Madani, principale hub umanitario del Paese”.
“Al momento non è possibile prevedere come evolverà la situazione a Wad Madani e se si potrà ritornare ad assistere i pazienti. Dall’inizio della guerra è sempre più difficile offrire assistenza umanitaria alla popolazione perchè non c’è nessuna garanzia per la sicurezza del personale e delle strutture che offrono assistenza sanitaria”.
“Emergency chiede alle parti in conflitto di rispettare l’incolumità della popolazione e delle strutture sanitarie per dare a chi ne ha bisogno la possibilità di essere curato anche in una situazione di guerra”. L’organizzazione fondata da Gino Strada è operativa in Sudan dal 2004 e ha deciso di non lasciare il Paese “benchè la guerra renda estremamente difficile l’attività a causa dei combattimenti, della difficoltà nel reperimento dei materiali e dell’insicurezza degli spostamenti. L’associazione prosegue la sua attività nel Centro Salam di cardiochirurgia a Khartum, nel Centro pediatrico di Port Sudan e nella clinica di Atbara”, conclude la nota.
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