Il 76enne milionario è in carcere da quasi tre anni: accusato di “collusione con forze straniere” se condannato rischia l’ergastolo. Alla sbarra in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta a Hong Kong da Pechino nel giugno 2020, sarà giudicato senza giuria né avvocato. Il suo processo – 80 giorni lavorativi, la durata prevista – è seguito da osservatori dei consolati esteri di Hong Kong, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Canada.
“Esortiamo le autorità di Pechino e di Hong Kong a rispettare la libertà di stampa“, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller. L’aula di tribunale si trasforma cosi’ in una sorta di cartina tornasole delle libertà politiche e dell’indipendenza giudiziaria della città.
I governi di Stati Uniti e del Regno Unito hanno chiesto il rilascio del magnate che ha raccolto la solidarietà di gran parte della comunità internazionale. Le critiche? “Solo diffamazioni e interferenze” la risposta di Pechino.
Nato a Canton in Cina, Lai arriva a Hong Kong a 12 anni, nascosto nella barca di un pescatore. Tasche vuote e tanti sogni. Nell’allora colonia britannica inizia la sua lunga carriera: prima operaio in una fabbrica di guanti di lana poi già direttore dell’azienda a soli 20 anni fino al ‘salto’ da imprenditore con la creazione di un proprio marchio di abbigliamento.
Il 1989 è l’anno della (vera) svolta. I carri armati in piazza Tienanmen, la rivolta degli studenti, la repressione porta Lai a convertirsi all’anti-comunismo. Così vende tutto per investire nella comunicazione e parte l’avventura dell’Apple Daily. Imprenditore e attivista convinto. I primi reporter sono i rider che consegnano le pizze a domicilio. “Abituati al traffico arriveranno sulle notizie prima degli altri”, la sua convinzione.
Un tabloid di successo dalle tre S (sesso, sangue e soldi) con l’incursione di inchieste approfondite. Tanto da diventare il manifesto della lotta per la democrazia. Jimmy Lai fu arrestato nel 2020 con l’accusa di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale. Dalla redazione al carcere. Ora attende la sentenza.
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