Il suo libro, dal titolo ‘La vita è una corsa impazzita verso la felicità’ edito da Albatros, racconta la sua battaglia contro un osteosarcoma. La famiglia lo ha seguito, i genitori e il fratello gli sono stati sempre vicini. Simone, dopo mesi di ricovero, è guarito ma si è creato un legame indissolubile con l’ospedale e con il personale che lo ha curato e assistito.
Legame così forte da indurre sia lui che il fratello a studiare medicina e diventare ortopedici e oggi a tornare al Rizzoli per presentare il suo volume.
“L’idea del libro è nata da un’esigenza personale: due anni fa ho smesso di interessarmi di Ortopedia oncologica e adesso mi occupo di Chirurgia vertebrale e la Traumatologia. Ho pensato che potesse essere d’aiuto fare qualcosa per questi pazienti, visto che non ero più in prima linea”, spiega l’autore.
“Raccontare la mia storia mi è sembrata una cosa buona da fare – prosegue – Ci ho messo un annetto, perché non è stato facile rinvangare certi ricordi”.
Ha provato “un’emozione grandissima” anche Marco Colangeli, fratello dell’autore, anche lui ortopedico della Clinica III al Rizzoli, che si occupa di patologie oncologiche muscolo scheletriche. “Spero che la storia di Simone – dice – possa dare forza a tutti i malati oncologici che oggi si trovano ad affrontare quello che lui ha vissuto e superato tanti anni fa”.
Soddisfazione da parte del direttore generale del Rizzoli Anselmo Campagna. “Raccontare questa storia con la voce dei pazienti, che poi diventano anche sanitari, medici e infermieri, commuove – osserva – perché fa capire quanto è importante il lavoro che facciamo non solo come Istituto ortopedico Rizzoli ma anche come personale sanitario, dell’assistenza e della ricerca”.
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