“La quantità di aiuti umanitari può essere triplicata istantaneamente”, ha dichiarato Herzog, sostenendo che le autorità israeliane hanno ispezionato ogni giorno centinaia di camion al valico di Nitzana, ma che le agenzie Onu e altre presenti sul campo non sono riuscite a tenere il passo, permettendo l’ingresso nell’enclave palestinese a soli 100-125 mezzi al giorno. Affermazioni respinte dall’Onu, che ha puntato il dito contro i bombardamenti israeliani che rendono molto difficile la consegna in sicurezza degli aiuti.
Il movimento di resistenza ha fatto sapere che si rifiuta di negoziare uno scambio di prigionieri durante la guerra, ma si è detto aperto a qualsiasi iniziativa per porvi fine. “Affermiamo la nostra posizione di rifiuto categorico di tenere qualsiasi forma di negoziato sullo scambio di prigionieri nel contesto della continua guerra genocida israeliana”, ha affermato l’alto esponente del Movimento islamico, Basem Naem. “Siamo, tuttavia, aperti a qualsiasi iniziativa che contribuisca a porre fine all’aggressione contro il nostro popolo e ad aprire i valichi per portare aiuti e fornire soccorso ai palestinesi”, ha aggiunto.
“Oltre ai bombardamenti e alla distruzione, a Gaza c’è la fame e ci sono malattie. C’è la Nakba in ogni senso della parola. Se il mondo non torna in sé, siamo sulla soglia di una catastrofe indescrivibile“. È l’allarme lanciato da Adnan Abu Hasna, portavoce dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i palestinesi.
“Vediamo persone che chiedono l’elemosina e raccolgono cibo a un livello mai visto prima nella Striscia di Gaza. Inoltre, assistiamo alla diffusione di malattie nei campi profughi, come polmoniti, malattie degli occhi e della pelle, nonché malattie dell’apparato digerente e meningite”, ha sottolineato, denunciando l’ingresso di pochi aiuti nella Striscia.
Un sondaggio dell’Israel Democracy Institute diffuso oggi rileva che oltre due terzi degli israeliani (69%) ritengono che le elezioni dovrebbero tenersi non appena la guerra sara’ finita: il 66% degli ebrei israeliani e l’84% degli arabi israeliani, lo scrive il Times of Israel. Alla domanda su come intendono votare, la maggioranza ha detto che intende votare per lo stesso blocco politico, anche se molti cambieranno i partiti all’interno del proprio blocco, in particolare quelli che votano per i partiti di sinistra.
La stragrande maggioranza degli ebrei israeliani (91,5%) di tutti gli orientamenti politici ritiene che l’IDF stia cercando di obbedire al diritto internazionale e alle regole di guerra. Al contrario, poco meno di un quarto (24%) degli arabi israeliani dice la stessa cosa. Secondo il sondaggio, due terzi degli israeliani pensano che il governo non abbia un piano d’azione chiaro per il dopoguerra. Tra le proteste internazionali di massa e le critiche pubbliche contro Israele per la sua condotta nella guerra, il 62% degli ebrei israeliani pensa che cio’ sia dovuto all’antisemitismo e all’odio verso Israele, mentre solo il 7,5% pensa che le vittime civili e la distruzione a Gaza siano la ragione.
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