Assolti perché non potevano
rendersi conto che gli escort erano minorenni: è terminato così
oggi al Palazzo di giustizia di Torino il processo a tre clienti
di alcuni giovani stranieri, risultati di età inferiore a 18
anni, dediti alla prostituzione. Il tribunale ha sancito che “il
fatto non sussiste”. Uno dei tre imputati – tutti italiani – ha
83 anni.
Era stata la stessa procura a proporre l’assoluzione in base
a un articolo del codice penale, introdotto nel 2012, che
permette di “invocare come scusa” la “inevitabile ignoranza”
rispetto all’età. Anche le difese erano state di questo parere.
“Il reato in questione – commenta l’avvocato Cristian
Scaramozzino, che ha assistito gli imputati con la collega
Giulia Sattanino – va applicato caso per caso mediante una
valutazione attenta e scrupolosa. Un conto è parlare di bambini
e ragazzini, un altro è riferirsi a persone che, per quanto
giovani, sembrano ormai avere superato ampiamente i 18 anni”.
La vicenda risale al 2017 e già alla fine delle indagini gli
inquirenti avevano chiesto di archiviare il caso: un gip, però,
aveva ordinato di procedere con l’imputazione. A organizzare il
‘giro’, servendosi di stranieri maggiorenni e minorenni che a
volte ospitava nella propria casa, era un italiano che reclutava
i ragazzi anche tra i frequentatori di una comunità. L’uomo è
stato condannato in un processo separato.
Il pubblico ministero Laura Ruffino ha spiegato che, nel caso
degli imputati, gli escort (che si dedicavano a massaggi e ad
altre pratiche a luci rosse) erano persone “robuste”,
dall’aspetto non infantile o adolescenziale, che operavano in
stanze al buio e spesso arrivando quando il ‘lavoro’ sul cliente
era già stato iniziato dal loro stesso sfruttatore. Gli stessi
imputati, inoltre, raccomandavano di “volere dei giovani che non
fossero minorenni”.
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