Prima di partire all’Egitto Haniyeh ha incontrato a Doha il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian.
In una nota, il gruppo islamista ha precisato che Haniyeh è al Cairo “per colloqui con funzionari egiziani sull’evoluzione dell’aggressione sionista contro la Striscia di Gaza”, senza fornire ulteriori dettagli. Haniyeh, che vive in esilio in Qatar, incontrerà il capo dei servizi segreti egiziani, generale Abbas Kamel, per cercare di “avvicinare i punti di vista” e “rimuovere gli ostacoli” che consentiranno di “dichiarare una nuova tregua e cercare di aprire nuove strade nel negoziato basato sul ruolo egiziano”, ha confermato una fonte qualificata della sicurezza egiziana, che ha chiesto l’anonimato.
Il Cairo è anche alla ricerca di nuove proposte “completamente diverse dalle precedenti per aprire una nuova strada ai negoziati di tregua” e per aprire la strada a “un cessate il fuoco permanente nella Striscia di Gaza”, ha aggiunto la fonte, sottolineando che l’Egitto sta cercando di ottenere l’approvazione di Hamas per tornare ai negoziati indiretti. La fonte ha anche detto che Hamas ha espresso la volontà di rispettare il cessate il fuoco se Israele si impegnasse a rispettare l’accordo.
All’incontro con Kamel, previsto per questo pomeriggio nella capitale egiziana, parteciperà anche l’ex leader del gruppo islamista Khaled Meshal. Si tratta della seconda visita di Haniyeh in Egitto – principale mediatore del conflitto insieme a Qatar e Stati Uniti – dall’inizio della guerra, il 7 ottobre. Ieri Hamas ha avvertito che non negozierà il rilascio degli ostaggi fino a quando continua l’offensiva militare israeliana, ma che è “aperto a qualsiasi iniziativa che contribuisca a porre fine all’aggressione contro il nostro popolo e ad aprire i valichi per portare aiuti” ai palestinesi.
Il presidente israeliano, Isaac Herzog, ha replicato che il Paese “è pronto” a un’altra tregua che consenta il rilascio degli ostaggi e l’ingresso di ulteriori aiuti umanitari nell’enclave palestinese, pur sottolineando che tutta la responsabilità è nelle mani di Hamas. Delle oltre 240 persone rapite da Hamas durante l’attacco del 7 ottobre, ci sono ancora 129 ostaggi a Gaza, una ventina dei quali si ritiene siano morti. La tregua del 24 novembre ha consentito, nell’arco di una settimana, il rilascio di 105 ostaggi, 24 dei quali stranieri, in cambio della liberazione di 240 detenuti palestinesi.
Israele sta valutando un cessate il fuoco prolungato, “forse della durata di due settimane”, per consentire ad Hamas di radunare gli ostaggi e trasferirli in un luogo sicuro prima di consegnarli. Lo scrive il Washington Post, secondo cui Israele potrebbe anche impegnarsi a ritirare le sue truppe dopo questo cessate il fuoco e condurre operazioni più mirate, soprattutto nel Nord della Striscia di Gaza.
L’esercito israeliano ha reso noto che le sue forze hanno bombardato più di 300 siti nella Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore. È la conferma che, nonostante Israele si sia detto disposto a concordare una nuova pausa nei combattimenti in modo da avere gli ostaggi indietro, le sue truppe sono ancora impegnate in battaglie e scontri diretti nell’enclave palestinese.
L’accesso a Internet e alle telecomunicazioni è completamente bloccato a Gaza. Lo ha annunciato Jawwal, l’azienda di telecomunicazioni palestinese che fornisce comunicazioni via cavo e internet a Gaza, su X. “Siamo spiacenti di annunciare che tutti i servizi di telecomunicazione nella Striscia di Gaza sono andati perduti a causa dell’aggressione in corso. Gaza è nuovamente oscurata”. Si tratta del settimo ‘shutdown’ completo dal 7 ottobre.
Un palestinese alla guida di un’auto è stato colpito e ucciso dai soldati israeliani che aveva tentato di speronare con il suo veicolo, vicino a un incrocio nel sud della Cisgiordania. È accaduto nei pressi dell’incrocio Beit Einun, un villaggio situato circa 5 chilometri a Nord di Hebron. L’auto si è schiantata contro una recinzione vicino alle truppe.
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