“Francesco non vuole realizzare una bella opera d’arte, ma suscitare, attraverso il presepe, stupore per l’estrema umiltà del Signore, per i disagi che ha patito, per amore nostro, nella povera grotta di Betlemme”. Le parole di apertura della catechesi sono state dedicate al tema “Il presepe di Greccio, scuola di sobrietà e di gioia”, a 800 anni dal primo presepe vivente realizzato da Francesco d’Assisi, nel Natale 1223.
“Ecco la prima caratteristica: il presepe nasce come scuola di sobrietà – ha sottolineato il Pontefice – E questo ha molto da dire anche a noi. Oggi, infatti, il rischio di smarrire ciò che conta nella vita è grande e paradossalmente aumenta proprio sotto Natale: immersi in un consumismo che ne corrode il significato, in cui non c’è spazio interiore per lo stupore”.
“E il presepe nasce per riportarci a ciò che conta – ha osservato – a Dio che viene ad abitare in mezzo a noi, ma anche alle altre relazioni essenziali, come la famiglia, presente in Gesù, Giuseppe e Maria, e le persone care, rappresentate dai pastori”. Per questo, secondo il Papa, il presepe “è come un Vangelo vivo, un Vangelo domestico” e ha aggiunto “”In questi giorni vedremo Dio adagiato in una mangiatoia: è il più forte messaggio di Pace per la vita di ognuno di noi e per il mondo di oggi”.
Quindi il sollecito a non dimenticare la gente “i popoli che soffrono il male della guerra. Le guerre sempre sono una sconfitta: non dimentichiamo questo, una sconfitta. Soltanto guadagnano i fabbricatori delle armi. Per favore – ha continuato- pensiamo alla Palestina, a Israele, pensiamo all’Ucraina, c’è presente il signor ambasciatore qui. L’Ucraina martoriata, che soffre tanto”.
“E pensiamo ai bambini in guerra, le cose che si vedono – ha concluso il Pontefice – andiamo al presepio e chiediamo a Gesù la pace, lui è il Principe della pace”.
Poi, un pensiero “alle vittime e ai feriti causati dal devastante terremoto che nella giornata di lunedì scorso ha colpito le province cinesi del Guansu e del Qinghai. Sono vicino con l’affetto e la preghiera alle popolazioni sofferenti – ha affermato – Incoraggio i servizi di soccorso e invoco sui tutti la benedizione dell’Onnipotente perché rechi conforto e sollievo nel dolore”.
Infine, al termine dell’udienza, parole per la ong Mediterranea Saving Humans, guidata da Luca Casarini e di cui un gruppo era presente oggi nell’Aula Paolo VI, arrivate dopo le polemiche di stampa su un presunto contributo finanziario del Vaticano alla ong spagnola Open Arms – analogamente attiva nella ricerca e soccorso di naufraghi nel Mediterraneo – e sul coinvolgimento di vescovi italiani per possibili finanziamenti alla stessa Mediterranea, che opera con la nave Mare Jonio: “Saluto anche il gruppo di Mediterranea Saving Humans, che è qui presente, e che va in mare a salvare i poveretti che fuggono dalla schiavitù dell’Africa. Fanno un bel lavoro questi: salvano tanta gente, tanta gente“.
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