RAFFAELE GENAH, NOTTURNO LIBICO
(SOLFERINO, PP. 192, EURO 16,50)
Notturno libico nasce per conservare la memoria, di generazione
in generazione. Lo sottolinea l’epigrafe in apertura, tratta dal
Talmud: “Quando insegni a tuo figlio, insegni al figlio di tuo
figlio”. I fatti raccontati nel romanzo si svolgono in Libia,
negli anni Sessanta. Nel 1967 scoppia la Guerra dei Sei giorni
che innesca violenze contro la comunità ebraica. Raffaele Genah
– giornalista, per molti anni vicedirettore del Tg1, e dal 2019
corrispondente responsabile dell’ufficio di Gerusalemme -,
racconta in questo libro la storia vera di Giulio e Jasmine,
marito e moglie, ebrei, costretti a fuggire da Tripoli. Ogni
capitolo contiene la voce dei protagonisti che dopo oltre
cinquant’anni ripercorrono quegli eventi drammatici e li
affidano alla potenza della letteratura per far sì che nessuno
dimentichi.
Il romanzo “restituisce la concitazione di quei giorni. La
caccia all’uomo e gli assalti casa per casa, i tumulti, i
saccheggi, la corsa alla conquista di un documento per poter
salire su un aereo e il nuovo esodo di una intera comunità verso
la libertà”, spiega Genah.
Giulio e Jasmine, insieme ai loro figli, vengono in Italia. Lui
però a un certo punto deve tornare in Libia per cercare di
vendere una parte dei beni di famiglia rimasti nel Paese. In
Libia viene arrestato e incarcerato senza motivo.
“ll dramma di Jasmine e Giulio si consuma in due atti: il
primo nel giugno del 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni e le
violenze esplose contro l’intera comunità ebraica,
migliaia di persone costrette a fuggire precipitosamente
con una valigia e venti sterline in tasca, abbandonando in
Libia ogni cosa. Vite sradicate, sconvolte e poi ricostruite
altrove tra mille sacrifici. Il secondo atto comincia nel
settembre del 1969, con il colpo di stato dei colonnelli e
l’inizio del regime di Gheddafi”, scrive l’autore.
Oggi Giulio e Jasmine abitano vicino a Tel Aviv: “Vorrei
ringraziarli per l’ospitalità e la disponibilità manifestata fin
dai nostri primi incontri. Spesso ho abusato della loro
cortesia, «costringendoli» a un faticoso – a volte doloroso –
percorso di recupero della memoria di fatti che la mente, per
proteggersi, tende ad allontanare. Lo hanno fatto convinti che
su questa pagina di Storia, sull’ultimo, odioso, pogrom della
Libia non possa, non debba, mai calare l’oblio”, commenta Genah
nella postfazione.
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