“L’Umbria – ha affermato la capogruppo Simona Meloni, affiancata dai consiglieri Tommaso Bori e Michele Bettarelli – viene risucchiata sempre più verso il mezzogiorno, come evidenzia anche il declassamento europeo da regione sviluppata a regione ‘in transizione’. Deve evitare la recessione e quindi o si fa un passo in avanti, per ridargli dignità, o è destinata al declino”.
Simona Meloni ha così ricordato le tre “parole chiave” su cui si è mossa l’attività del gruppo e su cui “si è fatto finora troppo poco in Umbria”: sostenibilità (economica, sociale e ambientale), produttività (per ridurre il gap umbro) e innovazione (per aumentare l’occupazione).
Sottolineando le priorità dell’azione politica del Pd, la capogruppo ha poi ripercorso alcune delle proposte avanzate in Assemblea legislativa, “molte delle quali sono state bocciate dall’Aula o nemmeno discusse”.
Su 150 mozioni, sono state 17 quelle approvate, su 27 proposte di legge (su lavoro, sociale, sanità, pubblica amministrazione, cultura) due quelle approvate. Le interrogazioni invece sono state 438 (con 96 non risposte).
Secondo il gruppo consiliare del Pd, “sui 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile in Umbria non si registrano forti miglioramenti per nessuno di essi”. E sono “sempre più numerose le criticità che la nostra regione deve affrontare”. “L’Umbria – ha detto ancora Meloni – è al primo posto per incidenza di morti sul lavoro. La dispersione scolastica nel 2022 è calata in quasi tutte le regioni tranne Sardegna e Umbria dove ha raggiunto l’8,9%. E il 2023 ci consegna delle previsioni preoccupanti con il rischio di toccare quota 10%. Poi preoccupano anche le statistiche sul tasso di inattività dei giovani nella fascia 15 – 29 anni, quella più esposta, e la fragilità delle donne che si traduce a livello economico in un divario salariale del 25% e nell’inconciliabilità dei tempi vita-lavoro che le porta alle dimissioni”. L’accento, inoltre, è stato messo sullo spopolamento, più forte nelle aree marginali della regione ma che colpisce tutto il territorio ed è stato evidenziato che “praticamente ogni anno sparisce un piccolo comune”. Ma per il gruppo assembleare del Partito democratico è la produttività “il vero tema economico eluso da questa Giunta e questo si ripercuote su industria, commercio e agricoltura”. “Quasi tutti gli indici di crescita e sviluppo sono sotto la media nazionale e distanti da quelli delle regioni del centro Italia” ha detto Simona Meloni. “Nel Defr – ha aggiunto – la crescita del pil 2023 è stimata all’1% ma tutti sanno che non sarà così. Le previsioni parlano al massimo dello 0,5. La verità è che dopo il rimbalzo post Codiv con il +7,1% il prodotto interno umbro è in caduta libera. Riduttivo e avvilente pensare che il principale obiettivo di questa Giunta regionale sia di scongiurare una recessione visto che il dato stimato del pil per il 2024 sfiora lo zero”. Dai consiglieri dem è arrivata anche la critica alla gestione dei fondi Pnrr. “La Giunta Tesei – è stato affermato – ha scelto di investire in maniera disomogenea, privilegiando la transizione ecologica e la digitalizzazione, ma trascurando altri settori importanti come l’impresa e il lavoro (2,6% in Umbria contro il 3,8% di media nazionale), la scuola e la ricerca (3,8% contro 6,9%), e la sanità (1,4% contro il 5,4%)”. Il consigliere e segretario regionale del partito, Tommaso Bori, ha poi annunciato che il Pd continuerà a lavorare su “queste criticità”. Soprattutto sulla sanità. “Si vive nel caos – ha sostenuto – con 18 dirigenti sanitari cambiati, con l’impossibilità di prenotare visite e controlli e di accedere ai servizi, per non parlare del personale, con il ritardo nelle assunzioni, e dei presidi territoriali svuotati. Sulla sanità quindi la Giunta sta mantenendo le promesse, visto che aveva detto che l’avrebbe privatizzata. Tutto questo nonostante i fondi extra garantiti dal Pnrr”. Giudizio negativo anche sul versante del Piano rifiuti, con alcune ragioni “non ideologiche” a giustificarlo: tempi-costi inconciliabili, localizzazione in capo ai privati, mancanza di sostenibilità e innovazione. A toccare il tema è stato il consigliere Michele Bettarelli, vicepresidente dell’Assemblea. “L’unica legge approvata da questo governo regionale – ha sottolineato – è il Piano rifiuti, visto che di quello sanitario non c’è più traccia, per fortuna. Sono riuscito a far approvare un emendamento che prevede una tariffa più puntuale per tutti i Comuni: chi differenzia di più paga meno, non era stato previsto. Diciamo no allo scaricabarile su Auri e Comuni”. Da parte del gruppo consiliare del Pd è arrivata anche una proposta, quella di seguire le linee direttrici della Strategia nazionale aree interne. “Visto che lo sono 57 Comuni su 92 in Umbria”. “Se molta parte del territorio umbro è area interna – ha spiegato –, possiamo anche dire che l’intera regione, che soffre di aspetti legati alla sua geografia e alle direttrici infrastrutturali nazionali, è area interna del centro Italia. La Snai, che agisce su sanità, formazione, mobilità e favorisce lo sviluppo di progetti locali, è quindi uno strumento adeguabile a tutto il territorio regionale. In cinque anni ha unito 1.060 comuni, creando servizi associati o unioni e deframmentando l’azione degli enti locali. È uno strumento con il quale poter aiutare e stimolare la piccola e media impresa sul territorio, gli artigiani”.
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