Sirene di allarme sono risuonate nella città di Shlomi, in alta Galilea, in seguito al lancio di razzi dal Libano meridionale. In precedenza l’esercito aveva ordinato agli abitanti di una ventina di località della Alta Galilea situate vicine al confine di chiudere i cancelli di ingresso e di vietare a tutti di entrare o uscire, fino a nuovo ordine. Nel frattempo l’esercito ha chiuso al traffico alcune arterie nel nord di Israele ritenute esposte al fuoco degli Hezbollah. Secondo i media, oltre 60 mila persone sono sfollate nelle ultime settimane dal nord di Israele in seguito ai continui attacchi degli Hezbollah. Ingenti danni materiali sono segnalati nelle località di Israele più vicine al confine con il Libano.
Abu Mazen, ‘sta arrivando il sole della libertà’
“Il sole della libertà e dello Stato indipendente con Gerusalemme Est come capitale sta inevitabilmente arrivando, ed è addirittura proprio dietro l’angolo”. Lo ha detto il presidente Abu Mazen nel suo discorso di Natale, citato dall’agenzia Wafa. “Il fiume di sangue, gli enormi sacrifici, la sofferenza e l’eroica fermezza del nostro popolo sulla sua terra è – ha aggiunto – la via verso la libertà e la dignità”. Abu Mazen ha detto che i palestinesi “continueranno la lotta per raggiungere i legittimi diritti di vivere sul suolo della Palestina, in uno stato libero, indipendente e pienamente sovrano”.
Ministero sanità Hamas, bilancio sale a 20.424 morti
Il ministero della sanità di Hamas ha reso noto che il bilancio nella Striscia di Gaza è salito a 20.424 morti.
Netanyahu, ‘non è vero che Usa hanno impedito azioni militari’
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu – in apertura della seduta di governo a Gerusalemme – è tornato sulle notizie, già smentite, che gli Usa abbiano impedito di colpire gli Hezbollah in Libano dopo l’attacco del 7 ottobre. “Ho visto false pubblicazioni secondo cui – ha spiegato Netanyahu – gli Usa hanno impedito operazioni militari, questo non è vero. Israele è uno stato sovrano, le nostre decisioni in guerra si basano sulle nostre considerazioni”. Netanyahu ha poi ricordato che nella conversazione con il presidente Biden di ieri gli ha confermato che Israele continuerà la guerra “fino alla vittoria”.
Israele, continuano le operazioni militari a Gaza
Continuano le operazione dell’Idf a Gaza con forti combattimenti in tutta la Striscia. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui nelle ultime 24 ore sono stati colpiti circa 200 obiettivi di Hamas. Nel nord di Gaza – secondo la stessa fonte – le truppe hanno individuato “un deposito di armi di Hamas all’interno di una struttura civile. All’interno del complesso, che si trovava adiacente alle scuole, a una moschea e a una clinica medica, sono state trovate – ha continuato – cinture esplosive adattate ai bambini, dozzine di colpi di mortaio, centinaia di granate e documenti di intelligence”. A Jabalya, sempre nel nord, le truppe – secondo la stessa fonte – hanno ucciso “sette terroristi e distrutto quattro posti di osservazione di Hamas distribuiti nell’area”. Anche a Khan Yunis, nel sud di Gaza, sono state “trovate armi”
Haaretz, proteste a Cesarea e Tel Aviv contro Netanyahu
Proteste contro Benyamin Netanyahu, con la richiesta di dimissioni, si sono svolte ieri sera a Tel Aviv e a Cesarea, dove c’è la residenza privata del premier israeliano. Lo ha riferito il quotidiano Haaretz, secondo cui le manifestazioni hanno denunciato la responsabilità di Netanyahu e del suo governo di non aver saputo impedire l’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso.
Israele, 8 soldati uccisi a Gaza, bilancio sale a 152
L’esercito israeliano ha annunciato la morte di 8 soldati uccisi in combattimento nel nord e nel centro della Striscia di Gaza. Dall’inizio dell’operazione di terra, il bilancio dei militari caduti in battaglia è ora di 152.
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