Il semaforo verde era infatti atteso lo scorso 16 novembre, ma il ritardo è stato determinato dai rapporti con gli Stati Uniti, incrinati dalla divergenza di vedute sulla crisi in Medio Oriente, ma sopratutto dal braccio di ferro sugli F16, gli aerei da guerra che la Casa Bianca ha promesso ad Ankara, al momento bloccati dal Congresso.
“Loro hanno il Congresso, noi il Parlamento. Ci diano gli F16 e noi daremo il via libera all’ingresso della Svezia nella Nato”, aveva tuonato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan appena pochi giorni fa.
Il via libera della Commissione arriva anche come un segnale di distensione tra Ankara e Washington. E segue la telefonata tra Erdogan e il presidente americano Joe Biden della settimana scorsa, la prima dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Sia la Casa Bianca che il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, hanno oggi espresso soddisfazione per il passo compiuto dalla Turchia ieri verso l’allargamento.
L’iter prevede ora la discussione e la ratifica da parte del parlamento, poco più di una formalità a questo punto, cui seguirà la firma di Erdogan. Una decisione dall’esito ormai scontato, la cui unica incertezza riguarda la tempistica, ancora poco chiara.
La Svezia entrerà a far parte della NATO e su questo punto ormai non ci sono dubbi, ma sulla situazione pesano i rapporti con gli Stati Uniti e le garanzie relative il via libera del Congresso alla cessione dei 40 F16 e dei 40 kit per modernizzare la flotta di Ankara.
Il semaforo verde della Commissione esteri turca è stata definita “una buona notizia” da parte del ministro degli Esteri svedese, Tobias Billstrom. Stoccolma vede il traguardo dell’ingresso nella Nato dopo più un anno e mezzo di attesa.
Un’attesa divenuta snervante per il governo svedese negli ultimi mesi, Erdogan infatti aveva annunciato il via libera alla Svezia durante il vertice Nato di Vilnius dello scorso 22 luglio. Una decisione che ha posto fine a una polemica durata un anno e mezzo e che all’inizio aveva riguardato anche la Finlandia. Erdogan aveva accusato i due Paesi scandinavi di costituire un porto sicuro per terroristi separatisti curdi del Pkk e per golpisti in fuga. I due Paesi si sono impegnati a contrastare sul proprio territorio attività che per Ankara costituiscono “sostegno al terrorismo”.
La Finlandia ha ottenuto il via libera della Turchia lo scorso marzo, mentre per la Svezia il cammino è stato più complicato. Ripetute manifestazioni anti turche con bandiere del Pkk e diversi sit-in durante i quali è stato dato fuoco al Corano hanno provocato diverse convocazioni dell’ambasciatore svedese ad Ankara e rallentato il percorso della Svezia. A pesare sulla decisione di Erdogan sono state alla fine le pressioni giunte dal Segretario generale della Nato Stoltenberg, e dagli Stati Uniti e le rassicurazioni ottenute rispetto agli F16 che il presidente turco ora pretende di ottenere da Biden.
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