Nella settimana dall’11 al 17 dicembre, sono risultati positivi al virus respiratorio sinciziale l’8,5% dei campioni analizzati. Il 12,5% è risultato positivo per SarsCoV2. Nella settimana dall’11 al 17 dicembre l’incidenze delle sindromi simil-influenzali si attesa a 15 casi ogni mille abitanti, rispetto all’11,94 della scorsa settimana. Sono i bambini i più colpiti. Aumentano i casi specialmente nei bambini per quanto riguarda il virus sinciziale: nella fascia di età 0-4 anni l’incidenza è pari a 38,04 casi per mille assistiti, nella fascia di età 5-14 anni a 15,97 nella fascia 15-64 anni a 14,92 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni a 8,74 casi per mille assistiti.
La stagione influenzale “sembra ripetere quella dell’anno scorso che ebbe un picco precoce nella prima metà di dicembre. Oggi probabilmente non siamo al picco ma siamo già su livelli simili a quelli di fine 2022. Pertanto, ci aspettiamo un picco relativamente precoce, nelle prossime settimane, con livelli forse più alti dell’anno scorso”. Lo ha spiegato il direttore scientifico dello Spallanzani, Enrico Girardi. “Stiamo assistendo a una crescita delle infezioni respiratorie – aggiunge -: oltre il 20% sono infezioni influenzali, circa il 12% infezioni da Covid. I bambini contraggono soprattutto rinovirus e virus sinciziale, gli anziani soprattutto infezioni da Covid. In ospedale osserviamo che il numero di ricoverati è concentrato su anziani e pazienti con comorbidità. Ripetiamo che, nonostante la situazione sia completamente diversa rispetto agli anni passati, per alcune fasce d’età è ancora importantissima la vaccinazione”.
Nel mirino anche la “long flu”, con il suo lento recupero. A spiegarlo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano. “Stanchezza, senso di ‘bastonatura’, recupero lento dai disturbi respiratori della fase acuta”. Sono i sintomi della nuova influenza che sembra non passare dopo la classica settimana di “passione” e che può trascinarsi “anche per 3-4 settimane”. Un periodo in cui un altro rischio sono “sicuramente anche le complicanze batteriche”, complice “una riduzione delle difese immunitarie che caratterizza la fase post-acuta”, spiega quindi Pregliasco.
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