A dieci anni dall’incidente sugli sci
nella località francese di Meribel, il 29 dicembre 2013, milioni
di tifosi e di appassionati continuano a interrogarsi sulle
reali condizioni di salute di Michael Schumacher, che il
prossimo 3 gennaio compirà 55 anni. Da quel giorno, quando subì
gravi danni cerebrali cadendo su alcuni massi affioranti dalla
neve e battendo la testa, il sette volte campione del mondo di
Formula 1 è protetto da un muro di riservatezza e solo poche
persone al di fuori della cerchia familiare hanno avuto modo di
incontrarlo nella residenza di Gland, paesino della Svizzera
dove la riservatezza è, appunto, di casa.
Di certo, Schumi è curato di continuo da un team
medico-assistenziale di una quindicina di persone e segue delle
terapie, tra cui alcune davvero particolari, come rivela oggi
SportBild. Secondo la testata tedesca, al campione non solo è
stato fatto sentire il traffico radiofonico originale dei box,
ma è stato anche portato in giro con una supercar, una Mercedes
Amg, per stimolare il cervello con suoni familiari.
Dopo l’incidente, Schumacher fu ricoverato a lungo a
Grenoble, da dove fu dimesso nel giugno del 2014 per cominciare
una fase di riabilitazione, mentre si rincorrevano le ipotesi e
i pareri medici sulle sue condizioni, ma raramente di prima
mano. Dopo un breve soggiorno presso un ospedale a Losanna, il
campione a settembre venne trasferito nella villa di Gland. Da
allora, quasi nessuna informazione è trapelata e i pochi che lo
hanno potuto vedere, come l’amico Jean Todt, hanno rispettato il
riserbo voluto dalla famiglia. La moglie Corinna non si è mai
lasciata sfuggire nulla e in accordo con i legali ha deciso di
non fornire informazioni sullo stato di salute del campione,
dato che la situazione è in continua evoluzione e richiederebbe
aggiornamenti costanti.
L’ex capo del team Ferrari e presidente Fia, uno dei più
assidui frequentatori di casa Schumacher, ha di recente
dichiarato che “lui c’è sempre e non mi manca, la sua vita è
diversa e ho il privilegio di poter condividere alcuni dei
momenti con lui (a volte vedono insieme in tv delle gare di F1,
ndr), ma il destino lo ha colpito e non è più il Michael che
conoscevamo”. In questi giorni ha detto qualcosa anche il
fratello Ralf, anche lui ex pilota di Formula 1: “Grazie a Dio,
grazie alle moderne opzioni mediche, dopo quel brutto incidente
si è potuto fare molto, ma niente è più come prima”. Più
improntate al pessimismo le recenti parole dell’ex manager Willi
Weber: “Quando penso a Michael adesso, purtroppo non ho più
alcuna speranza di rivederlo. Nessuna notizia positiva dopo
dieci anni”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA