La doccia fredda del mancato prolungamento del beneficio nel Consiglio dei ministri di ieri ha spiazzato molte società, che contavano di usufruirne nell’imminente mercato di gennaio per pescare qualche gioiello all’estero o per rinnovare a breve i contratti in scadenza a giugno (nella bozza, era prevista la proroga di due mesi).
La reazione negativa della Lega serie A, a nome di tutti i club, è stata immediata, con l’appello al parlamento di intervenire per sistemare la cosa, anche se con inevitabile prolungamento dei tempi, ma intanto molte trattative rischiano lo standby. Tutti dovranno fare i conti con maggiori uscite, dato che ogni milione di stipendio netto costava finora al lordo 1,5 milioni, e invece passerà a due, come è per i giocatori italiani. Grazie a tale sconto, sono arrivati in Italia tanti campioni, da Lukaku a Kvaratskhelia, da Pavard a Rabiot. Il Milan ne ha molto usufruito, portando a San Siro giocatori come Pulisic e Reijnders, e ora si troverà senza questo strumento per trattare i rinnovi di una colonna come Maignan ma anche di Giroud. La Roma, se volesse tenere Josè Mourinho, e anche Lukaku, dovrebbe mettere a bilancio altre cifre rispetto al previsto, cos’ come l’Inter per trattenere Dumfries. Le big, ma in generale tutte le squadre, stanno ricalcolando la convenienza di rifornirsi all’estero. Dall’Inter che punta il canadese Buchanan, al Milan che è sulle tracce di Guirassy fino alla Juve interessata al danese Hojbjerg, solo per fare qualche nome.
Se Massimiliano Allegri afferma che “la Juve è serena e tranquilla perché abbiamo un patrimonio di giovani da tenere e valorizzare sul futuro”, a esprimere più in generale il dispetto delle società è l’ad dell’Inter, Giuseppe Marotta: “L’abolizione rappresenta un autogol per il mondo del calcio e per l’economia del Paese – afferma -. Ci sarà un impatto sulla qualità del prodotto e anche sull’indotto, nel complesso un danno irrimediabile”. Marotta ritiene inevitabile una revisione delle strategie di mercato, con ricadute anche sui rinnovi. “In linea di massima sì, lo strumento facilitava l’ingresso in Italia di giocatori di chiaro interesse che potevano aumentare il livello qualitativo del calcio. E’ chiaro che la strategia cambierà, bisognerà trovare dei rimedi”.
Una lettura tutta diversa viene dal sindacato dei calciatori, l’Aic, secondo cui la norma “penalizzava l’intero movimento calcistico nazionale”. “Finalmente italiani e stranieri potranno competere sullo stesso piano – afferma il presidente, Umberto Calcagno -, a tutela dello sviluppo della filiera del nostro mondo e il futuro della Nazionale”. .
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