“La mamma ha avuto una complicanza durante la gravidanza, si sono rotte prematuramente le membrane amniotiche, e alla ventisettesima settimana di età gestazionale, quindi attorno ai sei mesi e mezzo, è nata la bambina – spiega – Era iniziato il travaglio di parto e così è stata sottoposta al cesareo”. “La neonata pesava 8 etti e 250 grammi ed è stata subito trasportata nella nostra Terapia intensiva neonatale, dove ogni anno accogliamo in media 25 neonati di peso inferiore al chilo e mezzo”. I “bimbi piuma”.
La piccola, nella termoculla, per mantenere una temperatura costante tra i 36 e i 37 gradi, non respirava spontaneamente a causa dell’immaturità dei polmoni e nei primi giorni di vita è stato necessario il supporto della ventilazione meccanica e la terapia con farmaci specifici. Poi è stata aiutata con l’ossigeno. “Grande attenzione abbiamo riservato anche alla nutrizione – spiega il neonatologo – la neonata è stata alimentata con piccole quantità di latte materno, per mantenere l’intestino trofico, e con nutrizione parenterale per via endovenosa”. La bimba ha preso peso giorno dopo giorno. A ottobre è arrivata al chilo e mezzo ma si manifesta la cosiddetta retinopatia del prematuro. “Bisognava programmare l’intervento chirurgico, ma la gestione di un immaturo richiede un approccio delicato, perché addormentare una bambina di un chilo e mezzo e sostenere le funzioni cardio circolatorie è complesso”. Due le procedure chirurgiche a cui è stata sottoposta, spiega Manlio Nicoletti, direttore dell’Oculista dell’Ausl. E adesso si pensa al futuro.
“”L’ho presa in braccio il terzo giorno e per l’emozione mi scendevano le lacrime – racconta la madre, 38 anni – Poi il difficile momento dell’intervento agli occhi. Adesso siamo a casa e ringrazio tutto il personale per come siamo state assistite”.
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