“Come Primo Ministro, rifiuto le pressioni internazionali affinché cessino i combattimenti. Apprezzo il sostegno americano, dimostrato dall’approvazione di ulteriori forniture militari all’IDF” ha aggiunto Netanyahu durante la conferenza stampa, riportata da Ynet. “Finora abbiamo neutralizzato 8.000 terroristi, stiamo paralizzando la capacita’ di Hamas, prendendo di mira i suoi comandanti, ed elimineremo anche i leader”.
Il premier israeliano ha anche parlato dei combattimenti al confine settentrionale. “Stiamo infliggendo duri colpi a Hezbollah” ha detto, “Abbiamo approvato piani operativi per la continuazione della guerra, e se Hezbollah intensifichera’ gli attacchi, dovra’ affrontare conseguenze senza precedenti, cosi’ come l’Iran”.
“L’Iran è la forza trainante dell’asse del male e dell’aggressione contro di noi su vari fronti. La sua minaccia è rivolta non solo contro Israele ma contro l’intero mondo libero” ha detto ancora Netanyahu, “Stiamo contrastando attivamente l’Iran ovunque e in ogni modo, e non entrerò nei dettagli, ma farò tutto, ma proprio tutto, per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari”. Il primo ministro ha criticato il suo predecessore, Naftali Bennett, per aver discusso pubblicamente degli attacchi israeliani all’Iran.
“È una cosa estremamente irresponsabile” ha detto, “Non ha l’autorità per farlo – solo un primo ministro in carica lo fa, e anch’io lo farei con parsimonia”. Giovedì, in un editoriale pubblicato dal Wall Street Journal, Bennett ha rivelato che, in qualità di primo ministro, aveva ordinato alle forze di sicurezza israeliane di colpire l’Iran in due occasioni nel 2022.
Netanyahu ha anche parlato del Philadelphi Corridor, che corre per 14 chilometri lungo il confine tra Gaza e l’Egitto, “deve essere nelle nostre mani” per garantire che la Striscia sia smilitarizzata e rimanga smilitarizzata. Il premier ha inoltre escluso ogni ipotesi di dimissione annunciando che intende rimanere in carica dopo la fine dei combattimenti.
“L’unica cosa che mi lascerò alle spalle è Hamas” ha detto. Il sostegno a Netanyahu, già in calo prima della guerra per la sua gestione della controversa riforma della giustizia, è crollato dopo i massacri del 7 ottobre. Secondo un sondaggio di Channel 13 pubblicato all’inizio di dicembre, il 70% degli israeliani ritiene che dovrebbe dimettersi da primo ministro. Tra questi, il 41% ritiene che dovrebbe dimettersi alla fine della guerra, mentre il 31% ritiene che dovrebbe farlo immediatamente. Solo il 19% degli intervistati ha affermato che è idoneo a continuare guidare l’esecutivo.
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