Il dirigente della Tsr ha aggiunto che si tratta di “una scelta pragmatica, che potremmo rivedere a seconda dell’evolversi della situazione”. A spingere i vertici della tv di Ginevra a bandire Depardieu è stata la diffusione, sull’emittente pubblica francese France 2, del reportage “Complément d’enquête”, nel corso del quale l’attore si produce in volgari espressioni misogine e sessiste, in particolare nei confronti di una bambina nordcoreana.
In Svizzera, tuttavia, non tutti la pensano come Guillet. Ad esempio Edna Epelbaum, direttrice di una rete di sale cinematografiche nei cantoni di Berna, Neuchâtel e Giura, ritiene che “il pubblico ha tutto il diritto di boicottare o meno un film, ma guai a prenderlo per mano come se fosse un bambino, per decidere al suo posto”. Dal canto suo Thierry Robin, direttore del Festival internazionale del film di Friburgo, si dice favorevole a un boicottaggio temporaneo di Depardieu, che a suo avviso “si è ridotto, da qualche anno, a una caritatura patetica e autodistruttrice di se stesso”. Robin ricorda però, anche, “che non è la prima volta che si presenta una situazione del genere”. E cita il caso di un altro monumento del cinema, Charlie Chaplin, lui stesso indagato per motivi analoghi “da gente che voleva proibire la visione dei suoi film, con motivazioni morali”. A Chaplin, poi trasferitosi a vivere in Svizzera dagli Stati Uniti, va ricordato, veniva rimproverata una certa passione per le ragazze minorenni. “Ora – dice Robin – potremmo pensare di proibire la visione dei film di Chaplin? Oppure quelli di Hitchock, il cui comportamento con le attrici era perlomeno deviante?”.
E poi, va ricordato, a mettere al bando Depardieu è proprio la Tsr, che per anni ha fatto finta di non vedere le molestie sessuali, gli atteggiamenti sessisti e il mobbing da parte di alcuni dei suoi quadri, correndo frettolosamente ai ripari in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta da parte del quotidiano Le Temps di Ginevra nel 2020. Da quelle accuse scaturì un’inchiesta interna, che si avvalse di 220 testimonianze e che portò al licenziamento di un dirigente e alle dimissioni di un secondo. Sempre da quella vicenda emerse inoltre il proscioglimento, con tante scuse, di un conduttore del telegiornale, poi passato alla francese TF1, che per mesi venne indicato come il molestatore per eccellenza della tv ginevrina. Anche per il bando di Depardieu, insomma, non è esclusa una retromarcia.
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