Due pazienti della Cardiologia
dell’ospedale Mauriziano di Torino sono stati trattati con
successo nei giorni scorsi con una valvola aortica (Tavi,
(Transcatheter Aortic Valve Implantation, vale a dire impianto
transcatetere di valvola aortica) di ultima generazione. Il
Mauriziano è così diventato il primo ospedale del Piemonte a
utilizzare una protesi aortica di recentissima innovazione, che
rappresenta ad oggi, già come intervento in sé, la più moderna e
avanzata procedura per eseguire la sostituzione della valvola
aortica. La nuova protesi aortica utilizzata dai cardiologi del
Mauriziano vanta infatti caratteristiche tecniche che ne
permettono un più agevole posizionamento e navigabilità,
rendendo così più semplice e rapido l’intervento, con evidenti
vantaggi per il paziente.
La patologia per cui viene eseguito l’intervento Tavi, al di
là della nuova protesi di questo tipo usata ora al Mauriziano, è
la stenosi aortica, che rappresenta una delle malattie più
comuni delle valvole cardiache: in Italia interessa oltre un
milione di persone. Il 10% della popolazione oltre i 65 anni ne
è la fascia più colpita. L’intervento è una procedura
estremamente innovativa e mininvasiva, eseguita dai cardiologi,
che permette di sostituire la valvola aortica passando da
un’arteria della gamba, senza necessità di intervento chirurgico
e di anestesia generale. Il paziente viene dimesso in tre o
quattro giorni, se non ci sono particolari complicanze
procedurali o necessità di riabilitazione post dimissione.
“Nonostante gli incrementi nazionali e regionali di
interventi con protesi Tavi, il numero di pazienti trattati
risulta purtroppo basso rispetto al fabbisogno di salute –
afferma Giuseppe Musumeci, direttore della Cardiologia
dell’ospedale Mauriziano e presidente regionale
dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri -. Ad
oggi, sono soltanto 194 i pazienti trattati ogni milione di
abitanti in Italia (212 per milione in Piemonte) rispetto ai
circa 415 per milione di abitanti che meriterebbero il
trattamento, secondo le evidenze cliniche”.
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