Stati Uniti, nello zoo di San Diego almeno due gorilla positivi al coronavirus
Ma non stiamo forse esagerando? I veterinari dell’anziano paziente hanno iniziato a porsi la domanda. Winston infatti, pur avendo problemi medici ed etici simili a quelli degli umani, è un gorilla. A 51 anni ha superato da uno o due decenni l’aspettativa di vita dei suoi simili in natura e passa buona parte del tempo seduto nello zoo di San Diego. Qui nonostante lo sguardo burbero è un’attrazione per grandi e piccini. Gli altri gorilla rispettano i suoi peli grigi. Fra i giovani non manca chi può chiamarlo bisnonno.
La sua storia ha attratto l’attenzione del New York Times, che ha pubblicato un articolo sulla nuova disciplina della “geriatria veterinaria”. I curatori dello zoo offrono infatti a Winston cure che non pochi esseri umani invidierebbero. Le pillole gli sono somministrate tritate nella pappa (sono le stesse che usiamo noi, con dosi adattate ai suoi 200 chili). Per gli interventi in anestesia si mettono insieme équipe di venti persone, inclusi anestesisti e cardiologi per esseri umani.
Il Covid nel 2021 lo ha particolarmente prostrato nonostante l’infusione di anticorpi monoclonali, una terapia molto costosa che nel mondo degli umani è riservata alle persone con fattori di rischio seri. Per questo successivamente Winston è stato anche vaccinato. Un dentista è stato chiamato per estrarre alcuni denti irrecuperabili (con una più che accurata anestesia). La notizia del tumore al rene però ha spezzato le certezze dei veterinari. L’eutanasia ora è purtroppo un’opzione sul tavolo.
«È un dilemma reale. Gli animali negli zoo vivono più a lungo rispetto alle condizioni naturali. Non hanno predatori né parassiti e seguono la dieta migliore. A volte arriva il momento in cui ti chiedi se non stiano soffrendo troppo», conferma Yitzhak Yadid, curatore zoologico del Bioparco di Roma, 40 anni di esperienza in Italia e all’estero.
«Ci siamo posti il problema della vecchiaia ad esempio con un orso bruno di 35 anni che aveva grossi problemi alla schiena, un bisonte che passava ormai l’80% del suo tempo seduto in un angolo perché camminare gli provocava dolore, e poi con tigri, leoni, lupi e leopardi. Quando la qualità della vita scade e la dignità dell’animale è ormai compromessa, non pratichiamo più cure che sarebbero inutili».
La scelta finale, in ogni zoo, spetta all’équipe di veterinari che sovrintende alla struttura. «Non è mai un momento facile, ma la domanda che ci poniamo sempre, prima di scegliere un trattamento impegnativo, è se lo stiamo facendo per lui oppure per noi stessi» .
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