“Ci vogliono una nuova legge regionale sulla scuola e un piano straordinario per l’istruzione, che prenda per mano i bambini della prima elementare, impedisca che non si perdano, fornisca le competenze necessarie nel mondo di oggi e li accompagni fino alla laurea”, ha rilanciato Soru, secondo il quale l’istruzione “è la massima forma di giustizia sociale, un patrimonio da garantire a tutti soprattutto a chi parte da condizioni più difficili: dobbiamo aiutare le famiglie, i genitori e fare in modo che anche i ragazzini usciti dalla scuola possano fiorire, anche andandoli a recuperare uno per uno”
Perché contrastare la dispersione scolastica è la prima e fondamentale politica attiva per il lavoro: se non interveniamo sulla dispersione, stiamo creando nuovi problemi per il futuro”
“Dal 2000, con la riforma del titolo V” ha proseguito il candidato, “la Sardegna ha la competenza concorrente con lo Stato in tema di scuola ma l’ha utilizzata poco o nulla. Abbiamo visto come lo Stato si sta ritirando da tutto e pensa con cinismo solo a tagli, come per il nuovo piano di dimensionamento scolastico di cui si discute in questi mesi. Ecco va discussa una norma di attuazione che chiarisca questa competenza concorrente regionale nella scuola: in modo che anche su cose come il dimensionamento scolastico possiamo dire la nostra e nel caso intervenire, anche con risorse. Perché non ha senso che un dirigente gestisca 12 plessi scolastici: così la scuola è solo un meccanismo che non è attento ai bisogni dei bambini”.
“Vogliamo una scuola che sia sempre aperta: a tempo pieno e aperta fino a tardi per sottrarre i ragazzi dai bar ed essere, soprattutto nei paesi, un luogo aperto, un presidio culturale e sociale per i giovani e anche per i meno giovani, dove si possano fare laboratori e seguire attività”, ha proposto Soru.
“Le scuole devono essere belle, perché la bellezza educa e così i ragazzi potranno imparare a vivere diversamente la scuola e ci torneranno volentieri”. Infine, ha concluso il candidato presidente. “È fondamentale che la lingua, la cultura e l’arte sarda vengano insegnate nelle scuole: i ragazzi devono conoscere i luoghi dove crescono e devono avere quel pezzo di cultura che a noi, nei nostri percorsi scolastici, è mancata”.
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