La compagnia aerea ha precisato che tutte le persone a bordo “sono atterrate in sicurezza”. Alaska Airlines ha annunciato comunque che metterà “temporaneamente” a terra tutti i suoi 65 modelli di Boeing 737 Max 9, per condurre ispezioni. “Ogni aereo sarà rimesso in servizio solo dopo il completamento della manutenzione e delle ispezioni di sicurezza”, ha dichiarato il ceo di Alaska Airlines, Ben Minicucci.
“Siamo a conoscenza dell’incidente che ha coinvolto il volo Alaska Airlines AS1282. Stiamo lavorando per raccogliere maggiori informazioni e siamo in contatto con la nostra compagnia aerea cliente. Un team tecnico della Boeing è pronto a supportare le indagini” scrive la Boeing su X.
La mente è corsa subito alle due tragedie di sei e cinque anni fa, che per la prima volta hanno acceso un faro sul costruttore e sul suo ultimo modello di 737. Inducendo molti, tra esperti dell’aviazione e semplici passeggeri, a interrogarsi sulle misure di sicurezza adottate e soprattutto sulle procedure seguite dall’azienda nel realizzare un velivolo spacciato come super sicuro ma con oggettivi problemi di stabilità e tenuta.
Era il 29 ottobre 2018 e il volo lowcost Lion Air JT610, programmato tra l’aeroporto di Giakarta e quello di Pangkal Pinang, in Indonesia, precipitò in mare pochi minuti dopo il decollo, uccidendo le 189 persone a bordo (181 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio). Fu il primo disastro aereo che coinvolgeva il 737 Max e il più grave mai successo a qualsiasi modello di Boeing.
Il velivolo Lion Air coinvolto nell’incidente del 2018, fotografato nel settembre di sei anni fa
Passarono pochi mesi e il 10 marzo 2019 un volo dell’Ethiopian Airlines, l’ET302, tra Addis Abeba e Nairobi, cadde in un’area desertica pochi minuti dopo il decollo, uccidendo tutte le persone a bordo: 149 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio (tra cui otto vittime italiane). Il giorno dopo, tutti i modelli Boeing 737 Max vennero lasciati a terra.
Emerse, in seguito alle indagini, che i due aerei erano andati in stallo e avevano abbassato il muso della fusoliera per uscirne, proprio durante la manovra di salita in quota (ma era un’errata valutazione del sistema operativo). I piloti non erano riusciti a contrastare quell’azione e gli aerei si erano schiantati.
L’aereo coinvolto nell’incidente in Etiopia, fotografato un mese prima del disastro
Il tutto nasceva da un problema di aggiornamento del sistema operativo del velivolo, che era stato rivisto ma su cui i piloti non avevano svolto il necessario corso di aggiornamento. Tutto ciò è poi divenuto oggetto di inchieste giornalistiche e documentari, tra cui Dowfall: il caso Boeing.
Per volare di nuovo, ogni aereo di quel modello subì modifiche significative, anche se i cambiamenti non sarebbero stati visibili dall’esterno e i passeggeri non avrebbero notato alcuna differenza. Solo il mese scorso, Boeing aveva raccomandato alle compagnie di ispezionare gli aerei 737 Max più recenti. “Per garantire la massima sicurezza, stiamo consigliando alle compagnie aeree di esaminare i loro aerei 737 Max e di segnalare eventuali irregolarità. Abbiamo informato la FAA (Federal Aviation Administration) e i nostri clienti e continueremo a comunicare con loro sulla situazione in corso”.
Momenti di paura, se non di vero e proprio terrore, per tutte le persone a bordo (174 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio) del volo Alaska Airlines. L’aeromobile, subito dopo il decollo, è tornato verso lo scalo originario, volando per soli 20 minuti. Il fatto che l’incidente si sia verificato appena dopo la partenza ha scongiurato conseguenze peggiori: i passeggeri, in quel momento, avevano ancora le cinture allacciate e nessuno era seduto nel sedile vicino al portellone.
Ma un giovane passeggero, seduto vicino al finestrino esploso in volo, si è visto sfilare di dosso la camicia dal potente risucchio da depressurizzazione creato dal foro apertosi nella fusoliera, facendo finire il suo indumento fuori dall’aereo. A raccontare a SkyNews l’episodio è il passeggero Evan Smith, che ha visto con i suoi occhi cosa è accaduto al ragazzo seduto accanto alla madre, sulla fila dove si è aperta la fusoliera. “C’è stato un forte boato sul lato sinistro posteriore. C’è stato poi un rumore come di vento e in pochi istanti sono calate le mascherine e tutti se le sono infilate” ha raccontato ancora Smith.
Il velivolo con il finestrino staccato, subito dopo l’atterraggio d’emergenza
Emma Vu, un’altra passeggera, dormiva sul suo sedile e si è svegliata con la sensazione di cadere e di vedere le maschere di emergenza abbassarsi. Vu ha detto di aver mandato un messaggio ai suoi genitori con la parola in codice per le emergenze, per informarli dell’incidente. “Non ho mai dovuto usarlo prima, ma sapevo che questo era il momento giusto” ha detto Vu.
Via social, il National Transportation Safety Board e la FAA hanno scritto che stanno indagando e che pubblicheranno gli aggiornamenti “non appena saranno disponibili”. Lo stesso farà anche il costruttore. Il sito specializzato The Air Current ha intanto fatto sapere, citando fonti a conoscenza della questione, che l’aereo aveva mostrato il 4 gennaio “indicazioni di problemi di pressurizzazione”. Il 737 Max coinvolto era stato certificato dalla FAA a novembre.
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