Quattro studi in giro per il mondo,
da Roma a Parigi, dalla Cina in Arabia Saudita, oltre seicento
progetti realizzati, dalle case alle torri, dai grattacieli ai
centri commerciali, spazi culturali e religiosi, musei,
aeroporti, scuole e ora anche la partecipazione a The Line, la
fantascientifica città verticale che si sta costruendo nel
deserto tra le montagne e il Mar Rosso. Ottant’anni domani,
Massimiliano Fuksas è un vulcano in piena attività, soddisfatto
della sua vita, ma con gli occhi decisamente piantati su un
futuro dai grandi orizzonti.
“Sono un nomade, il mio paese è il mondo. Quello che mi
manca? Forse solo progettare un’intera città, ma ci sto
lavorando”. L’appuntamento telefonico è fissato per la mattina,
l’architetto risponde all’ANSA dal suo studio romano condiviso
come tutto con la moglie Doriana, circondato da colleghi e
collaboratori, tante voci giovani. Lo chiamano e lui si
interrompe per controllare, corregge, sprona, impartisce
consigli: “Con il tuo disegno devi farli sognare!”. Poi si ferma
e si racconta: dai progetti italiani, “anche quelli più piccoli
come il centro ricerche per la Ferrari o l’architettura di
Bassano del Grappa per le distillerie Nardini”, al primo
shopping center costruito a Salisburgo negli anni Novanta, un
tripudio di trasparenze e di luce che un po’ ha rivoluzionato il
genere, dice, “perché io allora i centri commerciali li odiavo”.
Dalla Fiera di Milano alla Nuvola di Roma, dall’aeroporto di
Shenzen in Cina al centro culturale di Rhike Park a Tbilisi in
Georgia, e poi la Casa della Pace di Jaffa voluta da Simon
Peres, le due torri scultura di Vienna, il cubo tagliato dalla
luce della chiesa di Foligno: ragionando sul costruito ma anche
sulle idee rimaste sulla carta, come la scala per Betlemme
immaginata per conto di Arafat, si potrebbe andare avanti per
ore. Per ogni progetto c’è un ricordo, un aneddoto, una
citazione cinematografica (“Per fare una buona architettura
bisogna andare a vedere buoni film”), un’idea nata anche anni e
anni prima. Racconta e si appassiona, Fuksas, parla di luce, di
emozione, di libertà, di futuro, di collettività.
Le grandi imprese al momento si fanno in Cina, India, Arabia
Saudita. “L’Oriente mi affascina, a Pechino abbiamo vinto un
concorso per un pezzo di città”, dice, ma la sfida di oggi è The
Line, la città lineare che si sta realizzando in Arabia Saudita
all’interno di Neom, la nuova zona economica nella provincia di
Tabuk, a nord del Paese, tra il Mar Rosso, le montagne e le
valli superiori dell’Hejaz.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA