Il film di Christopher Nolan ha conquistato cinque premi, incluso quello per il miglior film e la miglior colonna sonora, oltre alla migliore regia, il miglior attore, con Cillian Murphy, e il miglior attore non protagonista, Robert Downey Jr.
‘Succession‘, saga della famiglia Roy, ha conquistato quattro Golden Globe: miglior serie drammatica televisiva; miglior attrice, Sarah Snook; miglior attore, Kieran Culkin, e miglior attore non protagonista, Matthew Macfadyen.
Emma Stone
‘Barbie’, il film che trasforma la nostalgia per la popolare bambola in un’acuta satira sulla misoginia e l’emancipazione femminile, si è consolata con il premio per la nuova categoria inclusa quest’anno, quella del film campione d’incassi (dedicata ai film che hanno superato i 100 milioni di dollari al botteghino in Usa, 150 milioni nel mondo).
Il film – che ha incassato una cifra stratosferica, circa 1,4 miliardi di dollari in tutto il mondo – è stato premiato anche per la migliore canzone, “What was I made for?”, interpretata da Billie Eilish e Finneas. Ma sorprendentemente ha perso il premio come miglior commedia a favore di “Poor Things”, che aveva già conquistato il Leone d’Oro a Venezia: una fiaba di formazione, surreale e sexy, che è valso alla protagonista, Emma Stone, anche il premio come migliore attrice per la sua interpretazione di Bella Baxter.
“Bella si innamora della vita stessa, piuttosto che di una persona. Accetta il bene e il male in egual misura, e questo mi ha fatto davvero guardare la vita in modo diverso”, ha raccontato l’attrice ricevendo il premio. Lily Gladstone, attrice nativa americana della tribù dei ‘Piedi neri’, ha vinto il premio come miglior attrice in un film drammatico, ‘Killers of the Flower Moon’: l’attrice, dal palco, ha ringraziato in inglese ma anche nella sua lingua nativa, prima di tutti la madre, presente in sala.
In una serata in cui i premi sono stati assegnati seguendo un filone inclusivo, incluso ‘Beef’, serie con protagonisti due attori di origine asiatica, il film di Garrone non è riuscito a conquistare il Golden Globe internazionale, nonostante la sua storia dedicata all’eroismo dell’immigrazione.
È stato battuto nella categoria film in lingua non inglese da “Anatomia di una caduta“, il bellissimo film della regista francese Justine Triet, che aveva già conquistato la Palma d’oro al Festival di Cannes. Triet ha vinto il Golden Globe anche come miglior sceneggiatura originale, un doppio premio che mette il raffinato giallo psicologico francese tra i favoriti per la notte degli Oscar, in programma il 10 marzo: per tradizione, infatti, i Golden Globes rappresentano il prologo che può indirizzare la vittoria finale ai premi più ambiti della storia del cinema.
Dallo show andato in scena a Beverly Hills escono indeboliti ‘Maestro‘ di Bradley Cooper, e ‘Killers of the flower moon‘, di Martin Scorsese, a cui non può bastare la vittoria di Gladstone per metabolizzare un’attesa andata, di nuovo, delusa.
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