Il World Economic Forum di Davos, che si terrà da lunedì a venerdì della settimana prossima, riunirà più di 2.800 “leader” provenienti da 120 paesi. Fra questi, vi saranno oltre 300 personaggi pubblici, tra cui una sessantina di capi di Stato e di governo.
Il tema di questa 54esima edizione del Forum è “Rebuilding trust”, ovvero “ricostruire la fiducia”. Per il governo italiano, secondo gli organizzatori, è prevista la partecipazione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
“La guerra a Gaza è ancora in corso e ci sono preoccupazioni per un’ulteriore escalation. A Davos porteremo i principali portatori di interessi e vedremo anche come evitare un ulteriore deterioramento e cosa ci aspetta, perché dobbiamo anche apportare alcuni aspetti positivi”, ha detto in una conferenza stampa virtuale Borge Brende, presidente del World Economic Forum. “In un momento in cui le sfide globali richiedono soluzioni urgenti, è necessaria una collaborazione innovativa tra pubblico e privato per trasformare le idee in azioni”, ha aggiunto sottolineando che “l’incontro annuale della prossima settimana servirà per accelerare la cooperazione, approfondendo i legami tra i leader e tra le iniziative”.
Nelle sessioni di lavoro saranno presentate proposte in materia di sicurezza globale, commercio, crescita economica, occupazione, azione per il clima e la natura, transizione energetica, rivoluzione tecnologica, salute e benessere.
Per l’area del Medio Oriente parteciperanno il presidente israeliano, Isaac Herzog, il premier libanese Najib Mikati, il primo ministro e ministro degli Affari Esteri dello Stato del Qatar, Mohammed Bin Abdulrahman Al Thani, oltre a Bisher Hani Al Khasawneh, primo ministro del Regno Hascemita di Giordania.
Per l’area asiatica si segnala la partecipazione di Han Duck-soo, primo Ministro della Repubblica di Corea.
Fra i leader europei ci saranno inoltre il presidente polacco Andrzej Duda, il premier belga Alexander De Croo, quello greco, Kyriakos Mitsotakis e quello dei Paesi Bassi, Mark Rutte, oltre al presidente serbo Aleksandar Vucic.
Numerosi anche i leader africani, in particolare è prevista la partecipazione di William Samoei Ruto, presidente del Kenya, e di Bola Ahmed Tinubu, presidente della Nigeria.
Per quanto riguarda le organizzazioni internazionali, oltre a Guterres, è prevista la partecipazione di Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale; Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale; Ngozi Okonjo-Iweala, direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio; Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato; Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nel forum ampio spazio sarà dedicato alle principali sfide mondiali: l’intelligenza artificiale, la questione climatica, la tecnologia, lo spazio. Le sessioni, puntualizzano ancora gli organizzatori, “esamineranno i partenariati regionali, affronteranno le modalità per rafforzare la collaborazione Nord-Sud e prenderanno in considerazione le misure per dare forma a un sistema commerciale efficace e inclusivo, con iniziative chiave come l’Alleanza globale per la facilitazione del commercio e l’iniziativa TradeTech che offriranno passi per riforme pratiche e attuabili”.
Il Forum continua inoltre la sua tradizione di fornire uno spazio alla diplomazia, anche per l’Ucraina e i Balcani occidentali. L’incontro annuale sarà preceduto da un incontro di 70 consiglieri per la sicurezza nazionale che si terrà a Davos il 14 gennaio, ospitato congiuntamente dai governi ucraino e svizzero. Al Forum parteciperanno circa 1.600 leader aziendali, tra cui oltre 800 tra i migliori CEO e presidenti dei membri e partner del World Economic Forum. Ci saranno anche più di 150 innovatori globali, pionieri della tecnologia che stanno trasformando le industrie. Tra i capi delle organizzazioni della società civile figurano Kirsten Schuijt, direttore generale del WWF Internazionale; David Miliband, presidente, Comitato Internazionale di Soccorso; Luc Triangle, Segretario Generale, Confederazione Internazionale dei Sindacati; Tirana Hassan, direttore esecutivo di Human Rights Watch.
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