“La nostra opposizione al massacro in corso della popolazione di Gaza ci ha spinto come paese a rivolgerci alla Corte internazionale di giustizia”, ha dichiarato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, “come popolo che ha assaggiato i frutti amari dell’espropriazione, della discriminazione, del razzismo e della violenza sponsorizzata dallo Stato, siamo chiari sul fatto che staremo dalla parte giusta della storia.
Il portavoce del governo israeliano Eylon Levy ha dichiarato: “Domani, lo Stato di Israele comparirà davanti alla Corte internazionale di giustizia per smentire l’assurda diffamazione di sangue del Sudafrica, mentre Pretoria dà copertura politica e legale al regime stupratore di Hamas. Il 7 ottobre Hamas ha commesso un atto di genocidio quando ha inviato squadroni della morte ad invadere Israele con la missione di bruciare, decapitare, torturare, mutilare, rapire e stuprare quanti più israeliani possibile, nel modo più brutale possibile. È stata una campagna di sterminio sistematico che hanno giurato di continuare… fino alla distruzione del nostro paese”.
Israele ha lanciato la sua offensiva dopo che i combattenti di Hamas hanno compiuto una strage al di là del confine il 7 ottobre, durante la quale, secondo Israele, sono state uccise 1.200 persone e 240 sono state rapite. Da allora, le forze israeliane hanno distrutto gran parte dell’enclave e quasi tutti i suoi 2,3 milioni di abitanti sono stati costretti a lasciare le loro case almeno una volta, il che ha causato una catastrofe umanitaria. In un documento di 84 pagine, il Sudafrica cita l’incapacità di Israele di fornire alla Striscia di Gaza cibo, acqua, medicine, carburante, alloggi e altra assistenza umanitaria. Inoltre, sottolinea la prolungata campagna di bombardamenti che ha distrutto centinaia di migliaia di case, costretto all’evacuazione circa 1,9 milioni di palestinesi e ucciso oltre 23.000 persone, secondo le autorità sanitarie di Gaza. Israele afferma di aver incoraggiato importazioni umanitarie illimitate attraverso il confine egiziano con l’enclave palestinese e che le evacuazioni erano finalizzate a rimuovere i civili dal pericolo e a consentire il loro ritorno.
Una giuria di 17 giudici, due dei quali nominati da Israele e Sudafrica, ascolterà tre ore di argomentazioni da ciascuna parte. La sentenza sulle misure provvisorie era attesa per la fine del mese. Tra i temi che solleverà Israele potrebbe esserci quello della presunta partecipazione di dipendenti di Unrwa, agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, agli attacchi del 7 ottobre.
Le sentenze della Corte sono vincolanti, ma la Corte non ha modo di imporne il rispetto. A dimostrazione del peso che il termine genocidio ha, Israele ha inviato un ex giudice della Corte Suprema sopravvissuto all’Olocausto, a seguito del quale è stata stesa la Convenzione sul genocidio. Il Sudafrica ha nominato un giudice che da giovane era stato mandato per dieci anni a Robben Island, dove aveva conosciuto l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela. Un altro tribunale dell’Aia, la Corte penale internazionale (Cpi), sta indagando separatamente sulle presunte atrocità a Gaza e in Cisgiordania e sugli attacchi del 7 ottobre in Israele, ma non ha indicato alcun colpevole. Israele non è membro della Cpi e ne rifiuta la giurisdizione.
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