Le regole prevedono, tra l’altro, che gli influencer siano tenuti a riportare una scritta che evidenzi la natura pubblicitaria del contenuto in modo immediatamente riconoscibile. Misure anche in materia di comunicazioni commerciali e di tutela dei diritti della persona, con un meccanismo di richiami e ordini per la rimozione o adeguamento dei contenuti. Un cambio di rotta che si annuncia epocale per il mondo dei social. Sul versante dell’inchiesta, le procure di tutta Italia da giorni stanno trasmettendo a quella milanese i fascicoli a modello 45, ossia a carico di ignoti e senza titolo di reato sia sul pandoro sia sulla vicenda delle uova di Pasqua, mentre inquirenti e investigatori milanesi stanno ragionando su chi, forse già da metà della settimana prossima, convocare come teste. In queste ore si sta stilando l’elenco dei manager delle società della influencer e dell’imprenditrice cuneese che hanno seguito la nascita del progetto Pink Christmas fino alla firma del contratto nel novembre 2021.
Contratto in cui, per un cachet di un milione a Chiara Ferragni, è stato prodotto un pandoro con la sua griffe e da lei pubblicizzato sui canali social con 29 milioni di follower, associando la vendita a un’iniziativa a sostegno dell’ospedale Regina Margherita di Torino e dei bimbi lì ricoverati. E proprio per ricostruire la genesi dell’iniziativa e appurare se sia stata commessa la truffa aggravata ipotizzata dal pm, prima di interrogare le due imprenditrici, sarà fondamentale sentire coloro che si sono occupati del progetto. I loro nomi vengono a galla dalle e-mail scambiate e finite nel procedimento dell’Antitrust, i cui atti sono confluiti nell’inchiesta. Si tratta di una corrispondenza da cui emerge che l’operazione per la casa dolciaria sarebbe stata di “marketing” e che “la donazione alla struttura sanitaria”, 50 mila euro, ” è avvenuta nel mese di maggio 2022″ e non durante la campagna pubblicitaria ritenuta ingannevole dal Garante: da qui un provvedimento, che verrà impugnato, con cui qualche settimana fa ha inflitto una multa, alle società della influencer, Fenice e Tbs Crew, di oltre un milione, e alla Balocco di 420 mila euro. A testimoniare la consapevolezza dei termini dell’accordo, per l’Authority, c’è per esempio un messaggio dell’azienda di Fossano al manager di Chiara Ferragni: “Sarà la Balocco a contattare l’associazione (in definizione) e sempre la Balocco risulterà come donatrice. La donazione sarà da farsi nel 2022, solo dopo che avremo svelato al mercato il nostro comune progetto – quindi indicativamente dopo maggio, mese nel quale inizieranno i primi incontri con il trade”.
Balocco, poi, non avrebbe voluto inserire nel comunicato stampa diffuso il 2 novembre 2022 il riferimento alla donazione come legata alle vendite. Lo dimostrerebbe una mail interna in cui un dipendente ha scritto: “mi verrebbe da rispondere (al team Ferragni)” che “‘In realtà le vendite servono per pagare il vs cachet esorbitante'”, ora, come promesso, versato al Regina Margherita. Intanto l’influencer, determinata a dimostrare di aver agito in buona fede, dall’altro ieri, quando è arrivata la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati, è in contatto costante con i legali, Marcello Bana e Giuseppe Iannaccone. Al suo fianco c’è sempre la madre, donna definita da chi la conosce, “molto solida”, che da quando è scoppiato il caso l’accompagna ovunque.
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