“Se ci si lava le mani molto bene i
residui di polvere da sparo scompaiono. Ma per gli indumenti il
discorso è diverso: le particelle sono rilevabili a distanza di
settimane se non di mesi”. A discutere con l’ANSA
dell’attendibilità dello Stub, il test cui è stato sottoposto il
deputato Emanuele Pozzolo nell’ambito dell’indagine su quanto
accaduto a Rosazza la notte di capodanno, è Roberto Testi,
medico legale torinese con un lunghissimo curriculum di
consulente tecnico delle procure italiane in importanti casi
giudiziari.
“I residui che si formano al momento di uno sparo – spiega –
si depositano sulle superficie dopo aver preso la forma di
particelle solide microscopiche. Ma così come si depositano, si
possono disperdere. Le linee guida dell’Fbi sono tassative: lo
stub va eseguito entro 4 ore”.
Su Pozzolo il rilevamento è stato eseguito dopo oltre cinque
ore. Ma il fatto che i carabinieri abbiano compiuto i prelievi
anche sugli abiti dovrebbe avere messo al sicuro l’attendibilità
dell’accertamento. “Sono stati fatti degli esperimenti – dice il
medico legale – che hanno dimostrato come le particelle possano
rimanere su un indumento addirittura per un mese se non oltre”.
Testi, che è stato allievo di Carlo Torre, considerato uno
dei massimi esperti italiani della materia, sottolinea inoltre
che per il calibro 22 (come quello di cui si tratta per il caso
di Rosazza) ci sono delle particolarità perché l’innesco ha una
minore carica detonante: la quantità dei residui è inferiore e
sovente non si produce per intero la gamma di particelle del
classico mix di piombo, bario e antimonio. Può capitare,
insomma, che non si trovi tutto. “Ma i carabinieri del Ris di
Parma – conclude Testi – sono dei professionisti molto
preparati. Queste cose le conoscono bene”.
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