“La Giunta intervenga con urgenza
nei confronti del Governo affinché venga ripristinato il Fondo
per il contrasto dei disturbi della nutrizione e
dell’alimentazione per garantire nel nostro territorio e in
tutto il Paese quei servizi ambulatoriali che operano nella
diagnosi, cura e assistenza dei pazienti affetti da questa
patologia” è quanto chiede il consigliere regionale Andrea Fora
(Patto Civico) annunciando la presentazione di una mozione.
“I disturbi del comportamento alimentare – spiega Fora in
una nota diffusa da Palazzo Cesaroni – rappresentano un problema
significativo per molte persone e per i loro familiari. Si
tratta di patologie che riguardano il rapporto tra le persone,
il cibo e la percezione dell’immagine corporea, con la
compromissione importante di quasi tutti gli organi e apparati
del corpo. Il governo Draghi aveva stanziato 25 milioni di euro
per il 2022 e il 2023 a sostegno delle famiglie che si trovano
ad affrontare i disturbi del comportamento alimentare,
consentendo il finanziamento di Piani di intervento regionali e
provinciali per il miglioramento dell’assistenza alle persone
con Dna. Il bilancio 2024 ha cancellato del tutto le risorse
stanziate nel biennio 2023-2024 per il Fondo per il contrasto
dei disturbi alimentari. I 25 milioni stanziati nel 2021 hanno
contribuito all’apertura di una rete nazionale di ambulatori nei
quali migliaia di pazienti hanno trovato cure e conforto,
consentendo l’assunzione di 780 professionisti per far fronte al
più che raddoppio dei casi diagnosticati di anoressia e bulimia
tra i giovani nel periodo pandemico: nel 2019 erano 680.669
mentre nel 2023 sono arrivati a 1.680.456. Dall’Umbria oltre 40
associazioni dei familiari dei pazienti hanno promosso un
appello al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro
della Salute per trovare una ragionevole soluzione senza la
quale saranno tantissimi cittadini a rimanere senza assistenza.
In Umbria l’insieme dell’associazionismo e della rete sanitaria
da anni è impegnata con risultati eccellenti per affrontare
questo fenomeno in sempre crescente diffusione, oltre 3 milioni
di persone in Italia, di cui oltre 18.000 solo in Umbria”.
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