“Non vorremmo avere a Mirafiori
tra qualche anno una nuova Ilva con la perdita dell’industria
automobilistica. Per evitare che questo accada servono più
modelli Stellantis, ma anche l’arrivo di un nuovo produttore”.
Giorgio Airaudo, oggi segretario generale della Cgil Piemonte, è
stato alla guida della Fiom nei giorni del referendum che il 13
gennaio 2011 spaccò i lavoratori di Mirafiori, fabbrica simbolo
dell’allora Fiat e aprì una lunga stagione di conflitti con
l’azienda e tra i sindacati. La Fiom ha organizzato un incontro
a Torino, al quale ha invitato i protagonisti di quella stagione
per parlare anche del futuro di Stellantis e dell’auto in
Piemonte. Proprio oggi i lavoratori di MIrafiori riprendono il
lavoro dopo 4 settimane di stop, in cui sono state utilizzate
cassa integrazione e permessi sindacali.
Airaudo, come testimonia un video che ha aperto la giornata,
sosteneva già tredici anni fa la necessità di un secondo
produttore auto a Torino. “Oggi per avere un altro produttore –
spiega – bisogna mobilitare fondi europei e immaginare uno
strumento ad hoc che vada oltre le zone economiche speciali. Non
siamo un deserto industriale, non possiamo solo attrarre
fabbriche cacciavite. Sappiamo che il governo sta discutendo con
produttori anche cinesi che sono pronti a sbarcare in Europa, ma
le aree individuate sono al Sud. C’è anche Tesla che vuole
aprire un secondo stabilimento in Europa. A Torino ci sono 3
milioni di metri quadri di Mirafiori, l’ex Bertone con
l’impianto di verniciatura più nuovo che sia stato realizzato in
Europa”.
“Da 16 anni a Mirafiori si producono meno di 100.000 auto,
non è stato centrato l’obiettivo di produrre 80.000 Fiat 500
elettriche. L’elemento di novità positivo è che per la prima
volta dopo 13 anni c’è un documento sindacale unitario in cui
diciamo tutti, per la prima volta dal referendum, le stesse
cose”, sottolinea Edi Lazzi, segretario generale della Fiom
torinese.
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