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L’Ecuador vive in questi giorni un’escalation di terrore e violenza senza precedenti. L’ondata di attentati ha visto colpita la città più popolosa del paese: Guayaquil, epicentro della gravissima crisi di sicurezza che sta soffocando gli ecuadoriani.

Criminalità organizzata, violenza nelle carceri, gruppi armati e attentati hanno messo a ferro e fuoco il Paese, portando la cittadinanza all’insicurezza, a un senso di vuoto e paura. L’immagine più eloquente che ha fatto il giro del mondo questa settimana è stata l’irruzione di un gruppo di delinquenti incappucciati durante un programma trasmesso da un canale televisivo di Guayaquil. 

Martedì scorso il giovane presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, ha lanciato nel paese un allarme di “conflitto armato interno”, decretando per 60 giorni lo stato di emergenza, il dispiegamento e l’intervento delle forze armate contro le organizzazioni criminali di narcotrafficanti che per ora hanno provocato 10 vittime e due feriti. 

Gli analisti del Paese sudamericano affermano che lo Stato, di fronte a questo colossale problema, è assente, perché le istituzioni sono molto deboli. Alcuni dei maggiori istituti penitenziari sono sotto il comando della criminalità organizzata e i mafiosi, utilizzando le strutture come centro operativo, attraverso gli smartphone e il collegamento alla rete, trasmettono le istruzioni ai fiancheggiatori all’esterno, corrompendo tutto quello che sia di ostacolo per portare avanti il piano di rivolta.

Fonte Ministero dell’Interno: nel 2021 il paese ha registrato circa 4.000 morti per omicidi, mentre nel 2022 si è arrivato a 4,603. Nel 2023; tra il 1° gennaio e il l’8 ottobre, sono state uccise 6.044 persone. Si prevedeva che l’anno si sarebbe concluso con 7.600 morti violente, un tasso di 44,9 omicidi per ogni 100.000 abitanti. Dall’omicidio del candidato presidenziale Fernando Villavicencio, passando per le rivolte nelle carceri, le infiltrazioni del narcotraffico nel potere politico e giudiziario e l’apparato repressivo dello Stato, il Paese è intrappolato in una spirale di violenza.

Un altro problema che affligge l’Ecuador sono le miniere illegali di oro sempre sotto il controllo delle organizzazioni criminali, purtroppo non l’unica attività illecita che saccheggia l’Amazzonia ecuadoriana. Esistono altri crimini ambientali che colpiscono l’ecosistema e la sicurezza. Oggi il narcotraffico e i crimini ambientali sono più che mai connessi tra di loro. Gli esperti assicurano che, il reclutamento nelle file delle bande criminali avviene attraverso il canale dell’immigrazione illegale proveniente da altri paesi del continente, tra cui il Venezuela. 

Carlos Mora

Carlos Mora, giornalista ecuadoriano

Abbiamo incontrato Carlos Mora, giornalista ecuadoriano e Segretario Generale di Editored EuroLatam, Associazione degli editori media dell’UE e dell’America Latina.

Cosa sta succedendo in Ecuador dopo le violenze che hanno avuto luogo questa settimana nel paese?

In Ecuador si sta verificando una situazione davvero senza precedenti, perché questi eventi, che in realtà non sono stati gli unici che si sono verificati nella storia recente del paese, in questi giorni hanno avuto maggiore forza e diffusione. Questa volta però c’è stata una dichiarazione formale dal presidente Noboa che c’è una lotta armata interna. Così ha decretato il governo attraverso un decreto esecutivo. E questo ha fatto sì che le Forze Armate, l’esercito ecuadoriano, prendessero il comando della lotta contro queste organizzazioni, queste bande criminali che in questo momento lo Stato considera formalmente come terroristi e come tali, sono diventate obiettivi militari. 

Questo crea un nuovo scenario di scontro con le organizzazioni criminali?

Attualmente le Forze Armate, insieme alla polizia scendono in strada, controllano le strade delle diverse città del paese, concentrandosi soprattutto sulle operazioni nelle aree delle province della costa ecuadoriana, dove ci sono stati più incidenti, e anche naturalmente nella capitale. Queste misure hanno già portato dei risultati. Ieri pomeriggio, il comando congiunto delle Forze Armate ha riferito di 329 arresti di terroristi, perché così vengono definiti ora. Si è parlato anche dell’uccisione di 5. Quindi, diciamo, c’è un nuovo slancio, un nuovo modo di combattere questi gruppi criminali secondo cui, le forze militari, considerando questa una lotta armata interna, agiscono con la forza letale delle armi.

Quali sono i gruppi criminali attivi oggi in Ecuador?

Nel Decreto Esecutivo numero 111, il governo ha stabilito che ci sono 22 gruppi criminali, che classifica come terroristi, e sostiene che questa lista non è esaustiva. La verità è che, in generale in Ecuador, si conoscevano tre o quattro nomi di queste organizzazioni che si erano rafforzate nelle loro attività criminali. Queste organizzazioni sono nate sotto l’egida dei gruppi di narcotrafficanti. È vero che hanno utilizzato gruppi criminali locali per aiutarli nel trasporto e nello stoccaggio della loro merce illegale. In breve, sotto la protezione, di questi gruppi narco-criminali, sono cresciuti, espandendo le loro attività ad altre attività criminali come l’estorsione, il rapimento, l’estrazione mineraria illegale. 

Stavano acquisendo una presenza che andava oltre i territori?

Sono arrivati ad avere contatti e gruppi alleati in almeno 20 delle 23 province del Paese. Pertanto, questi gruppi sono cresciuti, si sono consolidati e poi sono iniziate le difficoltà. Questo scontro tra loro è iniziato principalmente dopo la morte del leader più forte di queste bande, alias Rasquiña, nel 2020, e da allora sono iniziati gli scontri per il controllo. Questi scontri hanno avuto luogo nelle strade, ma anche nelle carceri dove questi gruppi hanno stabilito la loro roccaforte. Sono loro che controllano i penitenziari del Paese.

Quali sono le condizioni strutturali del Paese che in qualche modo favoriscono la criminalità? 

Naturalmente tutta questa situazione ha origine nella condizione socio-economica del Paese. Le bande di cui parlavo sono cresciute ed emerse, soprattutto in aree che storicamente sono state trascurate nel paese, in province come Esmeraldas, nell’estremo nord al confine con la Colombia e nelle province limitrofe a Esmeraldas, come Manabí. Si tratta di aree storicamente molto trascurate dai governi, dove, ovviamente, la povertà ha fatto la sua parte. In questo momento in Ecuador il 24% della popolazione è povera e aree come quelle che ho citato registrano una maggiore incidenza di povertà e disoccupazione. È una situazione che va avanti da molto tempo e che non è stata mai risolta. 

È un problema cruciale che mina il futuro delle nuove generazioni del paese…

I giovani che vengono reclutati da queste bande sono persone che non hanno alcuna speranza per il futuro, che non hanno un sistema educativo che li accolga, che sono anche talvolta il frutto e il prodotto di famiglie disfunzionali, spezzate in gran parte dalla migrazione, dalla povertà e dalla disoccupazione. Spesso i loro genitori negli anni ’90 e 2000 hanno lasciato il Paese per altri luoghi in Europa o negli Stati Uniti, lasciando i loro figli alle cure di nonni, zii, parenti. Queste fratture, diciamo, creavano anche difficoltà familiari e giovani senza altra scelta e senza un futuro alternativo. Le bande criminali hanno avuto vita facile nel reclutarli e trasformarli in loro membri. Diciamo che questi problemi strutturali di povertà, mancanza di lavoro, distribuzione inadeguata delle risorse nel Paese, costituiscono senza dubbio il terreno fertile per questa situazione.

L’immigrazione illegale è motivo di reclutamento nelle fila del narcotraffico?

Uno dei fattori che ha inciso sull’origine di tutti questi conflitti è la vicinanza dell’Ecuador, soprattutto alla Colombia, dove i gruppi di guerriglia armata hanno sempre trovato nel paese una fonte di sostegno per le loro attività. I fenomeni migratori hanno certamente avuto un impatto sulla situazione di sicurezza del Paese. Negli ultimi tempi c’è stata una forte migrazione soprattutto dal Venezuela, e queste bande hanno attirato queste persone, che sono state sospinte dalla violenza politica, dai problemi occupazionali, economici e di sicurezza che devono affrontare anche nei loro paesi d’origine. Occorre rilevare che in questo momento nelle attività minerarie illegali sono coinvolte persone di nazionalità diversa da quella ecuadoriana, ci sono anche venezuelani, peruviani e colombiani che lavorano al servizio di questi grandi gruppi criminali.

Qual è l’impatto della violenza e dell’insicurezza in Ecuador sulle fragili democrazie del continente?

In generale credo che la situazione che stiamo vivendo in Ecuador abbia gravi ripercussioni sulla democrazia, perché fondamentalmente le giovani generazioni non vedono nessun futuro per il paese, in cui il quadro istituzionale è stato intaccato, cooptato, filtrato da organizzazioni criminali. Il quadro che si presenta ai lavoratori e agli studenti del Paese è un panorama nel quale non si vede un futuro in cui poter lavorare, svilupparsi, progredire. E questo, ovviamente, si ripercuote sulla democrazia, nel senso che i cittadini perdono la nozione di poter sviluppare la propria vita in modo legale e trasparente. Molti lasceranno sicuramente il paese, in modo irregolare o regolare, se ne avranno la possibilità. 

Twitter AFP

Ecuador

Terreno fertile per l’insediamento di governi autoritari?

 Ovviamente… controllati o addirittura legati a gruppi criminali di stampo mafioso e che possono detenere il potere in modo irrispettoso delle norme di diritto. Credo che questo influisca sulla democrazia e ritengo che le istituzioni internazionali, i Paesi amici, quelli vicini, quelli all’interno del continente e quelli all’esterno, debbano comprendere la gravità di questa situazione e sostenere l’Ecuador, senza riserve, per ripristinare la pace, il buon funzionamento e la forza delle sue istituzioni democratiche, in modo che il Paese possa avere un futuro.

Quale messaggio può inviare in questo momento l’Ecuador a paesi come gli Stati Uniti e l’Europa?

Credo che sia molto, molto importante quello che tutti i Paesi e le organizzazioni internazionali possono fare per l’Ecuador e ritengo che la cosa più importante sia capire molto chiaramente che la criminalità non è un problema dell’Ecuador, ma che questi problemi legati alla criminalità, che sono aumentati e hanno legami internazionali, sono collegati a ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, a ciò che sta accadendo nelle società europee. Queste bande criminali che ora stanno terrorizzando un intero Paese sono finanziate dagli introiti molto redditizi che il narcotraffico offre loro, ma questa attività molto redditizia è finanziata da società che possono pagare cifre esorbitanti per la droga, e queste società non sono latinoamericane. 

…esiste una corresponsabilità?

forse non assunta, forse non vista chiaramente dalle società e dagli Stati di altre regioni del continente americano e dell’Europa in particolare. Credo che l’Ecuador e che in generale i cittadini ecuadoriani siano grati per tutte le espressioni di solidarietà e di sostegno ricevute negli ultimi giorni. Questo è fondamentale, ed è chiaro. Questo sostegno deve prendere la forma di interventi che abbiano un impatto anche su queste organizzazioni internazionali che operano in Ecuador. Questi 22 gruppi già considerati organizzazioni terroristiche in Ecuador, hanno legami con i cartelli internazionali della droga, sia in Messico che in Europa. Dunque, dobbiamo capire che questo non è un problema di un Paese latino-americano lontano. Questo non è un problema limitato ad un’area tra le catene montuose, le coste e le giungle amazzoniche. No, questo è un problema che riguarda anche le case dei cittadini europei, dei cittadini statunitensi, del mondo intero.

È un problema connesso, la polvere bianca sta flaggellando intere società?

Diversi rapporti, anche della Commissione interamericana per i diritti umani, hanno denunciato che il costo di un lavoratore dedito alla raccolta della droga nelle zone di produzione, è di 2000 dollari al chilo.  Dopo che la droga lascia il paese, per esempio arriva in Messico, inizia a costare 15,000 dollari al chilo mentre quando la “merce” raggiunge gli Stati Uniti arriva a costare circa 30,000 dollari al chilo. In Europa, il costo schizza a 50.000 dollari e in altri paesi supera i 200mila. Quindi diciamo che il prezzo della droga è così redditizio che ovviamente dà ai gruppi di narcotrafficanti risorse illimitate. Quel divertimento, quello svago che alcuni trovano in quella polvere bianca significa che alcuni ragazzi qui alla frontiera, ecuadoriana, vengono reclutati per continuare a raschiare la cocaina, per continuare a lavorarla e quindi significa negare loro la possibilità di un futuro prospero e legale, condannarli a vivere nella criminalità e a morire giovani.

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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