Gli elettori di Taiwan hanno respinto i ripetuti appelli, anche assertivi di tipo militare, fatti da Pechino a non votare per Lai che, al contrario, ha vinto con un largo margine a dispetto dell’appello di “piantagrane” ricevuto dalle autorità comuniste con le accuse di essere un separatista. Lai, nel discorso di ringraziamento, ha promesso di difendere l’isola dalle “intimidazioni” cinesi.
Dopo una campagna segnata dalle pressioni diplomatiche di Pechino e dalle incursioni quasi quotidiane di aerei e navi da guerra, l’ex medico che ha studiato ad Harvard ha battuto il suo più temibile rivale Hou Yu-ih del Kuomintang con oltre 900mila voti di scarto. Il Kmt, tradizionalmente con posizioni più vicine alla Repubblica popolare, ha impostato la campagna elettorale come una scelta tra “guerra e pace”, sposando proprio la narrativa sul voto promossa da Pechino.
Pechino, che rivendica Taiwan come parte “inalienabile” del suo territorio da riunificare anche con la forza, ha replicato, ad esito elettorale acquisito, che l’esito del voto non cambierà “l’inevitabile tendenza alla riunificazione della Cina”.
La Cina, poi, ha presentato “solenni dichiarazioni” al ministro degli Esteri giapponese in risposta alle plateali congratulazioni di Tokyo per “le elezioni regionali nell’isola cinese di Taiwan”. L’ambasciata cinese nel Sol Levate, in una nota, ha sottolineato che “ciò costituisce una grave ingerenza negli affari interni della Cina, una palese violazione del principio della ‘Unica Cina’ e una chiara contraddizione con lo spirito dei quattro documenti politici tra Cina e Giappone”.
La questione di Taiwan “è al centro degli interessi fondamentali della Cina ed è la prima linea rossa insormontabile nelle relazioni sino-americane”. E’ quanto scrive in una nota il ministero degli Esteri cinese, aggiungendo di “aver duramente contestato la dichiarazione del Dipartimento di Stato americano” sulle “elezioni nella regione cinese di Taiwan”, in grave violazione del “principio dell’Unica Cina e dei tre comunicati congiunti sino-americani”. Gli Usa hanno “inviato un segnale gravemente sbagliato, di cui la Cina è fortemente insoddisfatta e contraria, e per questo motivo ha presentato severe rimostranze agli Stati Uniti”.
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