Gli edifici unifamiliari interessati sono invece 240.441 e hanno maturato un totale di investimenti ammessi a detrazione pari a 27,46 miliardi di euro. Il totale dei lavori realizzati è pari a 25,98 miliardi di euro, che corrisponde al 94,6%. Infine sono 116.128 le unità immobiliari funzionalmente indipendenti che hanno maturato un totale di investimenti ammessi a detrazione pari a 11,20 miliardi di euro. Il totale dei lavori realizzati è pari a 10,74 miliardi di euro, che corrisponde al 95,8%.
Il decreto Superbonus “non riduce in nessun modo il problema delle famiglie e delle imprese e la soluzione individuata rischia piuttosto di favorire l’abbandono dei cantieri e le opere incompiute”. E’ il giudizio dell’Ance che, ascoltata in audizione alla commissione Finanze della Camera, stima in 40.000 il numero di cantieri condominiali incompiuti, per un totale di circa 350.000 famiglie coinvolte e un valore dei contratti pari a 28 miliardi di euro. Secondo i costruttori, con il dl “si acuisce fortemente il rischio di decine di migliaia di contenziosi tra condomini e imprese e viene reso vano lo sforzo compiuto dallo Stato per finanziare un sistema di incentivi volto ad efficientare il patrimonio edilizio esistente”. Il decreto rischia quindi di produrre “solo scheletri urbani con cantieri fermi e tribunali intasati, premiando i furbi che hanno intascato fondi pubblici senza finire i lavori”.
L’Ance ha quindi individuato due ipotesi di integrazione delle nuove disposizioni, tra loro alternative. La prima è una proroga del Superbonus per le spese sostenute sino al 29 febbraio 2024, riconoscendo la stessa percentuale di detrazione riconosciuta al 31 dicembre 2023 (110% o 90%, a seconda della data della delibera assembleare e della presentazione della Cilas) per interventi, sia “trainanti” che “trainati” effettuati su condomini, o su edifici composti da massimo 4 unità e interamente posseduti da una persona fisica; per i quali è stata esercitata l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura; o realizzati, al 31 dicembre 2023, per almeno il 60% dell’intervento complessivo. La seconda è la possibilità di emissione di un Sal straordinario al 29 febbraio 2024, così da far rientrare nel Superbonus al 110% (o al 90%) tutti i lavori realizzati entro tale data e con possibilità di optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, anche se il Sal non raggiunge le percentuali minime previste dalla norma (30%, 30% e 40%). Consentire di “chiudere ordinatamente” l’esperienza del Superbonus, attraverso l’emissione di un Sal straordinario o la concessione una mini proroga di poche settimane “solo ed esclusivamente per concludere i cantieri con un elevato stato di avanzamento” permetterebbe, secondo le stime dell’Ance, di salvare circa 25.000 cantieri e più di 220.000 famiglie.
“Apprezziamo il passo avanti compiuto con questo provvedimento ma al Parlamento e al governo chiediamo uno sforzo in più. Occorre fare tutto il possibile per limitare al massimo le conseguenze che il passaggio dalla detrazione del 110 per cento a quella del 70 per cento comporta, con enormi problemi economici per le famiglie e un gigantesco contenzioso alle porte”. Lo ha detto il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, proponendo – in audizione sul dl Superbonus alla commissione Finanze della Camera – di rispolverare la proposta parlamentare sul “Sal aggiuntivo”, in modo da “salvare” tutti i lavori fino al 31 dicembre 2023. Spaziani Testa ha quindi giudicato negativamente l’introduzione dell’obbligo di assicurazione anticalamità per chi ha effettuato interventi col superbonus. Anche alla luce della legge di bilancio, “notiamo una certa tendenza ad introdurre un obbligo assicurativo che, se fosse esteso in linea generale, sarebbe molto pesante per i proprietari”, ha sottolineato. Infine, ritenendo “giusta l’intenzione di contenere gli abusi” sul bonus barriere architettoniche, il presidente di Confedilizia ha chiesto comunque attenzione ai “grandi anziani” con difficoltà motorie anche nelle singole unità immobiliari.
La Confedilizia ha proposto anche l’estensione della norma che salva dal recupero delle imposte a chi abbia utilizzato la detrazione in modo diretto (anziché avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura) e a chi abbia usufruito di altri incentivi edilizi, primo fra tutti il bonus facciate. Inoltre, la confederazione ha suggerito di prevedere che il contributo riservato ai soggetti con reddito fino a 15.000 euro sia erogato anticipatamente rispetto al sostenimento delle spese.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA