Kim ha minacciato di guerra la Corea del Sud se “anche solo 0,001 mm” del territorio del Nord saranno violati, mentre allo stesso tempo, ha abolito le agenzie che sovrintendevano alla cooperazione e alla riunificazione. Kim ha anche avvertito che Pyongyang non riconoscerà il confine marittimo di fatto tra i due Paesi, la Northern Limit Line (Nll), e ha chiesto modifiche costituzionali per definire il Sud come il “principale nemico” e codificare l’impegno ad “occupare completamente” il vicino rivale in caso di guerra.
A Seul, il presidente Yoon Suk Yeol ha rassicurato il suo gabinetto che se il Nord, dotato di armi nucleari, dovesse effettuare una provocazione, la Corea del Sud reagirà con una risposta “molte volte più forte”, sottolineando le “schiaccianti capacità di risposta” delle sue Forze armate. La Nll è un confine marittimo tracciato unilateralmente al largo della costa occidentale dalle Nazioni Unite, dopo la guerra di Corea del 1950-’53 per prevenire scontri navali accidentali.
Il Nord non riconosce la linea, insistendo sul proprio confine marittimo stabilito più a Sud della demarcazione. Le modifiche costituzionali promesse dalla Corea del Nord segnano una chiara rottura con il passato, quando il suo fondatore Kim Il-sung, nonno dell’attuale leader, definì il Sud come un oggetto di riconciliazione e riunificazione pacifica secondo la politica di “una nazione, uno Stato con due sistemi”, hanno fatto notare gli esperti.
“Il fatto che Kim abbia dichiarato ufficialmente di aver abbandonato la politica di riunificazione dei suoi antenati suggerisce che le relazioni intercoreane hanno raggiunto un punto di rottura quasi irreparabile”, ha detto a This Lim Eul-chul, professore presso l’Istituto di studi sull’Estremo Oriente dell’Università di Kyungnam, dicendosi “preoccupato” che le iniziative di Kim “aumentano seriamente il rischio di scontri armati nel Mar Giallo”, conteso con il Sud.
Negli ultimi decenni, si sono verificati numerosi scontri tra la Corea del Nord e quella del Sud vicino al confine conteso, costati decine di vite umane. All’inizio di questo mese, Pyongyang ha sparato centinaia di colpi di artiglieria vicino al teso confine marittimo nel Mar Giallo, spingendo l’esercito della Corea del Sud a effettuare esercitazioni a fuoco vivo in risposta. L’ordine di Kim di modifiche costituzionali arriva mentre alcuni esperti statunitensi avvertono che la situazione nella penisola coreana è la “più pericolosa” dallo scoppio della guerra di Corea, e che i frequenti discorsi di “guerra” del Nord potrebbero essere “più che spacconate”.
“Crediamo che, come suo nonno nel 1950, Kim Jong-un abbia preso la decisione strategica di andare in guerra”, hanno scritto la settimana scorsa gli studiosi del Middlebury Institute of International Studies Robert Carlin e Siegfried Hecker sul sito web 38North in un articolo intitolato “Kim Jong-un si prepara alla guerra?”. Kim ha abbandonato ogni speranza di normalizzare i legami con Washington dopo il fallimento del vertice di Hanoi del 2019 con l’allora capo della Casa Bianca Donald Trump, letto come una “umiliazione”, e dopo che la situazione globale ha portato a un approfondimento dei legami con la Russia e la Cina, sulla scia della guerra in Ucraina.
Kim ha fatto un raro viaggio all’estero a settembre, per incontrare il presidente Vladimir Putin nell’Estremo Oriente della Russia. Lunedi’, invece, una delegazione del governo nordcoreano – guidata dal ministro degli Esteri Choe Son Hui – è arrivata a Mosca dove il capo della diplomazia ha anche incontrato il leader del Cremlino. Una Corea del Nord più assertiva non dispiacerebbe alla Cina, grande alleato sia di Putin che di Kim: “Diventerebbe una sorta di incentivo per gli Stati Uniti e la Corea del Sud a cercare la cooperazione di Pechino in termini di rapporti con Pyongyang”, ha fatto notare alla Cnn Li Mingjiang, professore associato di relazioni internazionali alla Nanyang Technological University di Singapore.
Ma Yang Moo-jin, professore di scienze politiche presso l’Università degli studi nordcoreani, ha però fatto notare che la Corea del Nord non è attrezzata per avviare una guerra come nel 1950 di propria iniziativa, per via della carenza di cibo, petrolio e forniture belliche. “E Cina e Russia non sono dell’umore giusto per sostenere un simile avventurismo militare alle loro porte, poiché sono già piene di problemi”, ha concluso.
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