Siamo di fronte all’ultimo capitolo delle turbolente relazioni tra due super potenze dell’area: Iran, rappresentante del mondo sciita sul cui programma di sviluppo atomico si sa poco e il Pakistan, gigante del mondo sunnita che può contare su un arsenale nucleare. Le relazioni tra Iran e Pakistan erano iniziate nel migliore dei modi. Dopo l’indipendenza dichiarata da Islamabad nel 1947 fu proprio lo Shah di Persia il primo a inviare un ambasciatore, riconoscendo il neonato Pakistan.
Le relazioni sono proseguite nel migliore dei modi negli anni della guerra fredda e Teheran ha preso posizione al fianco del Pakistan nel 1965, in occasione del conflitto con l’India. A dare una svolta in negativo fu la rivoluzione del 1979, il ritorno in Iran dell’ayatollah Khomeini e la fondazione della repubblica islamica. Un evento che scatenò la reazione dell’Arabia Saudita, che iniziò a investire copiose somme di denaro in Pakistan per diffondere la dottrina wahabita, una delle correnti più radicali dell’Islam sunnita, al fine di contrastare gli sciiti al potere in Iran. Negli anni seguenti si sono moltiplicate le accuse da parte della Repubblica Islamica nei confronti del Pakistan, ritenuto colpevole di colpire e discriminare gli sciiti del Paese. A degradare ulteriormente le relazioni tra i due rappresentanti del mondo islamico è stata l’alleanza militare tra Stati Uniti e Pakistan.
Il governo di Islamabad ha permesso ai militari americani di fare base sul proprio territorio durante gli anni della guerra in Afghanistan, una scelta risultata indigesta a Teheran. Nel 2018 il governo iraniano decise di delegare parte del controllo del porto strategico di Chabahar all’India scatenando la reazione del Pakistan, infastidito dal nuovo avamposto su cui il proprio nemico poteva ora contare a poche centinaia di chilometri dal proprio confine occidentale. Un duro colpo anche per il porto pakistano della città di Gwadar, il più vicino a Chabahar e fino ad allora centro strategico nelle rotte commerciali con la Cina. Prima delle tensioni delle ultime ore Pakistan e Iran avevano collaborato nella lotta alle mire separatiste delle milizie del Baluchistan.
Non sono mancate cicliche, reciproche, accuse di connivenza con le milizie; va tuttavia sottolineato che la presenza di gruppi come Jaish al-Adl risulta inaccettabile sia per Teheran che per Islamabad e nessuno dei due Paesi ha la minima intenzione di concedere porzioni del proprio territorio. Negli ultimi anni il Pakistan ha rifiutato la definizione di ‘campo di addestramento saudità e ha anche negato la propria partecipazione ai raid aerei sauditi contro gli Houthi yemeniti, sciiti e sostenuti proprio dall’Iran.
Una decisione presa per non creare ulteriori fratture tra la componente sciita e sunnita del Paese, una motivazione che potrebbe pesare anche nel contesto attuale. Il Pakistan ha enormi problemi nelle relazioni con l’India, ma anche con il regime talebano al potere in Afghanistan e per il governo di Islamabad non è conveniente rovinare i rapporti con un altro influente vicino. Tuttavia i due Paesi sembrano consapevoli dei rischi derivanti da un’escalation e una reazione militare da parte di Islamabad sembra al momento improbabile. Il Pakistan sta infatti attraversando una drammatica crisi economica e ha concentrate le proprie batterie di razzi lungo il proprio confine con l’India.
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