A quanto dichiarato da un parente, Suárez ha perso la vita per essere caduto in una trappola tesagli da qualcuno che lo ha indotto ad uscire di casa per raggiungere una zona dove avrebbe dovuto ricevere informazioni utili al suo lavoro. Invece, mentre si spostava in auto dopo aver lasciato la sede della polizia giudiziaria, è stato intercettato su un viale a nord di Guayaquil da sicari a bordo di un falso taxi che non gli hanno lasciato scampo, sparando almeno 18 colpi di armi di vario calibro.
Rispondendo a questa ennesima sfida della criminalità, e nella convinzione che i mandanti dell’omicidio del pm potessero trovarsi là, un migliaio di uomini della polizia e dell’esercito hanno fatto irruzione per la quarta volta in pochi giorni nel carcere regionale di Guayaquil, il più grande del Paese, arrestando due detenuti, accusati di complicità. Poi in una conferenza stampa, i vertici delle forze di sicurezza hanno rivelato due altri importanti arresti di membri di ‘Los Chone Killer’, una delle 22 bande criminali recensite dal governo del presidente Daniel Noboa.
Senza entrare in particolari, il comandante della Zona 8 della polizia, generale Víctor Herrera, ha indicato che si tratta di due presunti occupanti del falso taxi da cui furono sparati i colpi contro il magistrato. Comunque, il braccio di ferro fra istituzioni e criminalità sembra poter durare ancora a lungo, nonostante che finora siano state arrestate, nell’ambito del piano di sicurezza governativo Fenix, 1.753 persone, di cui 158 accusate di collegamenti con gruppi legati al terrorismo.
Una volta esemplare oasi di pace in America Latina, l’Ecuador è entrato negli ultimi anni in una spirale di violenza, che lo Stato non ha saputo arginare, legata ad un boom del narcotraffico provocato da cartelli messicani e colombiani, e da mafie internazionali.
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